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Tutta la verità sul decreto dignità

Lo avevamo detto che un Ministro del Lavoro che non ha mai lavorato in vita sua sarebbe stato un problema. Certo, potrebbe studiare, imparare, ma sembra proprio che non sia portato. Lui dopo 5 anni in Parlamento, a sentirlo parlare, sembra  che non si sia mai occupato di politica in vita sua.

Lo notavo l’altro giorno in televisione quando proclamava: faremo la lotta al precariato, aboliremo il Jobs-Act.

Di Maio, l’hai mai letto il Jobs Act? Quel provvedimento, il precariato ha cercato di ridurlo, di tutelare gli addetti, non di ampliarlo.

Così siamo arrivati all’incontro con le aziende del settore della Gig Economy e c’è stato un po’ di terremoto.

Qui potete vedere la BOZZA del decreto soprannominato DIGNITÀ e rendervi conto di quanto possa essere allucinante e soprattutto compilato da sprovveduti. Vi basti leggere il paragrafo che vorrebbe classificare tutti gli addetti della Gig Economy a lavoratori subordinati per dovervi mettere le mani ai capelli.

Naturalmente il paragrafo che ha colpito subito Gianluca Cocco, Amministratore Delegato di Foodora, l’aziende tedesca nota per i suoi riders, il quale a a caldo ha dichiarato: questo decreto ci costringe a lasciare l’Italia.

Bene, mentre vi scrivo, è finito l’incontro di oggi tra Ministro e società del settore, e pare si sia vicini a un accordo o quanto meno che si sia aperto un dialogo. Se è così, significa che il Ministro ha ritirato e gettato al macero tutte le sue iniziative. Ma non crediamo sia così.

Cerchiamo di fare chiarezza. È stato molto di moda negli ultimi tempi parlare di “lavoretti” in senso dispregiativo, ma anche affermando e mentendo spudoratamente, che tutti i nuovi posti di lavoro sono lavoretti. Non è così, i rider sono qualche migliaio, ma fanno più notizia di altri, perché presi a simbolo.

Comunque parliamone. Possono esistere i riders? Secondo noi sì,  purché siano circoscritti nel  loro campo.

Allora cerchiamo di immaginare uno scenario, partendo dal presupposto che il panorama lavorativo del 1900 non esiste più. Abbiamo da una parte, il lavoro tradizionale che persiste, le fabbriche, il commercio, lo stato. A queste si aggiunge il lavoro nuovo, fatto di nuove imprese, in settori che nel 900 non esistevano. Al margine di tutto questo, ci sono anche imprese e iniziative, che sono nuove, ma sono molto particolari, imprese che mai e poi mai possono permettersi lavoro subordinato, altrimenti cesserebbe il loro motivo di esistere.

Dall’altro lato, abbiamo lavoratori tradizionali, gli operai, i dipendenti delle imprese commerciali, Grande Distribuzione e simili, i dipendenti statali. Poi abbiamo i nuovi lavoratori, quasi sempre laureati, molto spesso inadatti a qualsiasi tipo di lavoro. Infine abbiamo i non catalogabili, gli studenti soprattutto, i licenziati in attesa di nuovo incarico e simili, gli occupati che hanno bisogno di arrotondare.

Non è difficile comprendere che i nuovi lavoratori sono diretti e dovranno dirigersi verso i nuovi lavori. Il problema principale per il futuro sarà fare in modo che non ci siano milioni di laureati in scienze delle comunicazioni che pretendono di trovare un lavoro confacente alla loro laurea.

Poi ci sono gli ultimi, e in un paese normale, gli studenti o i disoccupati di passaggio, sono felicissimi che esistano lavori temporanei, che loro possono svolgere negli orari che a loro fa comodo e fino a quando ne hanno bisogno.

In conclusione, Di Maio potrà anche fregarsene che i Rider o altre aziende simili, chiudano e se ne vadano altrove, ma gli studenti no. A loro quel lavoro serve e gli serve esattamente così. Il problema, e qui emerge il malinteso tutto Italiano, è quando invece ci sono persone che arrivano a questi lavori, ci piantano le tende e pensano di tenerselo per tutta la vita. Questo è assurdo.

È chiaro che il tutto nasce dal fatto che il nuovo lavoro, che comunque è cresciuto di qualche milione di unità, non riesce a coprire tutte le perdite avute dall’inizio della crisi ad oggi. Però, visto il trend positivo, forse quella era la strada da continuare. Abbiamo visto cosa è successo con i voucher, con la splendida idea della Cgil di fare un referendum e Gentiloni costretto ad abrogarli. Un bel ritorno al lavoro nero.

La verità è che ci tocca vedere, gente che non sa nemmeno di cosa parla, che si cimenta e rischia di creare disastri epocali. Così come successo con lo spread, dove un recupero costato anni di fatica è stato bruciato in pochi giorni, non vorremmo vedere il risultato ottenuto con enorme impegno adoperato su diversi fronti, andare perso in brevissimo tempo.

Ps: chiaramente non abbiamo nulla da dire sulla proposta di attuare una retribuzione minima garantita, purché sia su base oraria e non come ventilato dal Ministro. D’altra parte era anche nel programma del Pd. Giustamente qualcuno, si chiede: e il Pd perché non l’ha attuato prima?  Personalmente credo per non acuire ulteriormente lo scontro con i Sindacati, perché ricordatevi che sono loro ad essere sempre stati contro questo provvedimento.

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