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Come funziona la Libia?

LA SEMPLICE VITA DEL SIGNOR AL KANI

Quello che segue è un racconto di fantasia con luoghi e nomi inventati.

Quando nel 2011 è scoppiato il casino contro Gheddafi, Abdel al Kani – figlio del capoclan della tribù dei Bharballa – era un ufficiale delle Forze di Deterrenza, con base a Tripoli. Abdel al Kani ha fiutato l’aria di anarchia che si stava impossessando del Paese, quindi è entrato in azione. Ha riunito la sua Brigata, reclutata da Gheddafi su base tribale e quindi interamente formata da uomini del suo clan, ha fatto un breve discorso, dopodiché  la brigata si è appropriata delle armi in dotazione, ha saccheggiato il magazzino militare della caserma, ha requisito blindati e pick-up e si è incolonnata verso la propria zona di appartenenza tribale, prendendo possesso della cittadina e del porto di Ras Zubeida, sul mediterraneo.

I Bharballa sono mercanti, il traffico ce l’hanno nel sangue, quindi per al Kani non è stato difficile organizzare il contrabbando di petrolio, di droga e di armi. Al Kani poi è entrato in un sodalizio commerciale per il traffico di esseri umani, ha preso contatto con uno che si fa chiamare “al Bija” e che è in contatto con i Tuareg, giù a sud, nella regione del Fezzan; “al Bija” trasporta i clandestini dai confini meridionali della Libia, li stipa in una fabbrica in disuso vicino a Ras Zubeida fino al momento della partenza, a quel punto entrano in gioco gli uomini di al Kani, che si occupano del trasporto via mare.

Con il ricavato di questi traffici Abdel al Kani paga gli uomini della sua milizia ed organizza un minimo di welfare a Ras Zubeida. Passa un assegno alle vedove ed ai figli dei miliziani morti in combattimento, si procura le medicine per l’ambulatorio cittadino, ecc…
È stato in questo modo che il Signor al Kani si è accreditato come il controllore della zona di Ras Zubeida.

Dopo un certo tempo a Ras Zubeida si è presentato un tipo vestito bene, che ha mostrato le credenziali di rappresentante del Governo di Unità Nazionale di Tripoli ed ha proposto al Signor al Kani un’alleanza. Abdel al Kani non si è affatto stupito per l’offerta, anzi, se l’aspettava da sempre; infatti, chiunque abbia la pretesa di governare la Libia – si chiami Impero Ottomano, Re Idris oppure Mu’ammar Gheddafi – deve scendere a patti con la tribù dei Bharballa.

 Il Rappresentante del G.U.N. ha proposto al Signor al Kani di allearsi con il Governo, in cambio al Signor al Kani è stato offerto di diventare ufficialmente capo della Guardia Costiera di Ras Zubeida. Al Kani ha chiesto ancora una cosa, ha detto al rappresentante del G.U.N.: “Noi qui siamo gente di buon cuore ed ospitiamo alcune centinaia di migranti clandestini, lo facciamo così, sa, in modo informale… non si potrebbe far diventare il posto dove ospitiamo i clandestini un luogo istituzionale?”. Il Rappresentante del Governo ha accettato.

Adesso il Signor Abdel al Kani ed il suo socio, quello che si fa chiamare “al-Bija”, sono sistemati. I traffici continuano esattamente come prima, ora però il centro di detenzione per i migranti da clandestino è diventato “statale” e al Kani controlla il suo contrabbando di petrolio con la “sua” Guardia Costiera. In cambio di tutto questo egli ha giurato fedeltà al Governo di Tripoli.

Attenzione però: questa fedeltà ha dei limiti. Se Abdel al Kani si accorge che il Governo tratta un’altra milizia meglio di come tratta la sua, se c’è un affare con soldi pubblici, o con soldi UE oppure ONU, di cui dividere gli utili e dal quale al Kani è stato tagliato fuori, se al Kani scopre che – a livello governativo – qualcuno fa il doppio gioco e sta segnalando i suoi traffici alle autorità internazionali, allora Abdel al Kani si innervosisce, e molto. E se qualcuno fa uno sgarbo ai Bharballa,  i Bharballa, si sa, reagiscono. Se lo sgarbo è grande i Bharballa possono anche decidere di passare la loro fedeltà al Governo di Tobruk, che è nemico di quello di Tripoli; ma se poi Tripoli fa un’offerta migliore nulla impedisce ai miliziani del Signor Abdel al Kani di ricominciare ad essere fedeli al Governo di Tripoli…. Se moltiplichiamo per cento questa storia di fantasia ci facciamo un’idea di come funzioni oggi la Libia.

 

È UNO SPORCO LAVORO MA QUALCUNO LO DEVE PUR FARE

Se si ammette che la storia di fantasia appena raccontata contiene almeno un poco di verità, allora una cosa dovrebbe risultare chiara: a governare la Libia non è Fayez Mustafa al Sarraj e non è neppure il generale Khalifa Belqasim Haftar, a governare la Libia sono i tanti “Abdel al Kani” e le loro cento milizie. E dunque, se si vuole provare a stabilizzare la situazione in Libia, è con i capi delle milizie che bisogna parlare, trattare, discutere. Sarraj e Haftar possono andare a Roma, a Parigi o a Mosca e decidere qualsiasi cosa: accordo nazionale, nuova costituzione, elezioni poilitiche… ma, se tutto ciò non piace alle milizie, nulla accadrà di concreto.
Si può – si deve – provare ad offrire ai capi milizia un autentico coinvolgimento politico nel processo di stabilizzazione del Paese: sono loro che devono sedersi ai tavoli delle decisioni internazionali, sono loro che devono fare proposte nelle sedi istituzionali dove si parla della Libia, sono loro le parti da ascoltare per capire quali sono le esigenze del Paese.

In subordine, con le milizie si può – si deve – parlare, se non altro per tamponare la situazione. Si può andare dai vari Abdel al Kani e dirgli: “Abdel, quanto ti rende il traffico di migranti? Un paio di milioni al mese? Senti, ti andrebbe di diventare Responsabile Esecutivo dell’Agenzia dei Petroli della tua provincia? Non è un lavoro impegnativo, si tratta in sostanza di ritirare lo stipendio una volta al mese. A fronte di questo tuo impegno ti offriamo 2 milioni e mezzo come salario base. Però con i migranti d’ora in poi lascia perdere”. Alle brutte, si può andare dai vari Abdel al Kani (e, per chi scrive, qualcuno lo ha già fatto) e dirgli: “Al Kani, come sai al mondo c’è gente cattiva con dei droni armati; quei droni, nel giro di pochi secondi, ti possono distruggere la casa, il mercedes, la mamma, le zie, te e tutti i parenti tuoi. Vuoi contrabbandare droga? Noi ci giriamo dall’altra parte. Vuoi contrabbandare petrolio? La cosa non ci riguarda. Ma con i migranti devi proprio lasciar perdere, perchè, se non lo fai, allora noi – da “quelli con i droni armati” – proprio non ti possiamo proteggere..”.

La politica è l’arte di ciò che è possibile.

Ricordiamoci sempre che la Libia, per come sta messa ora, è un terreno di coltura ideale per i macellai del terrorismo pseudo-islamico mondiale, e ricordiamoci anche che stavolta non arriva lo Zio Sam con i bombardieri: l’amministrazione Trump della Libia se ne fotte, ha troppe gatte da pelare in giro per il mondo. Ricordiamoci che la Libia sta sulla nostra soglia di casa e quindi che con le milizie dobbiamo parlare, trattare, discutere. Per quanto possa essere difficile o possa sembrarci “sporco” il lavoro; non ci sono alternative reali.

…Oppure possiamo seguire il solito sport nazionale: non fare nulla e trovare qualcuno a cui dare la colpa del nostro fallimento: la Francia, per esempio…

 

 

 

 

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