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LA STORIACCIA DELLE APERTURE DOMENICALI

Perché una storia tutto sommato banale come l’apertura dei negozi la domenica apre un dibattito così sentito e divide così tanto?

Forse perché non è banale, è un elemento che denota due modi d’essere, due culture, molto diverse.

C’è dentro tutto, ideologia, religione, malcostume, leggende, cialtronaggine.

Proviamo ad analizzare due elementi fondamentali legati a questo fatto.

L’ELEMENTO CULTURALE

Cosa divide principalmente? Veramente crediamo che  il problema siano la famiglia, i lavoratori “schiavizzati”, il tutto  contro il Pil che cresce se i negozi stanno aperti?  Basterebbe rifletterci per rendersi conto della vacuità di queste motivazioni, tutte.

A mio modesto avviso il problema è culturale, la divisione sta tutta fra pensiero liberale e istinto assolutista. Scherzo? No, state ai fatti, destra e sinistra sono uniti da una parte. Nel Pd molti non si schierano apertamente con la destra, ma ci dicono ogni 5 minuti: bisognerebbe parlarne. Tradotto, sono con la destra.

È semplice, ci sono la destra e la sinistra storiche che pensano come hanno sempre pensato che il popolo bue vada guidato, che gli si debba dire cosa deve fare, come deve vivere. Deve andare nel negozio di quartiere, anche se il piccolo commercio è ormai costituito da gente totalmente incompetente, che ti vende cose che non ti servono, ti vende porcherie convincendoti con balle macrospiche, il tutto a prezzi del doppio della GdO, perché lui fa 3 passaggi commerciali in più. Però il negozio è bello, la Grande Distribuzione, le multinazionali, sono il nemico che va abbattuto. L’assolutista decide anche quando tu devi fare il giorno di riposo. Tu magari preferisci non lavorare in un giorno feriale, perché puoi fare duemila cose che la domenica non puoi fare, tu studi e la domenica ti fa comodo lavorare per guadagnare qualche soldo.

La cultura liberale è altra cosa, è quella che pensa che i cittadini possano fare la spesa quando gli piace,  gli fa comodo, dove meglio si trova. Quella che pensa che un esercente possa decidere quando aprire e quando stare chiuso.

L’ELEMENTO CIVILE

C’è una parola che è dimenticata nel nostro paese, il SERVIZIO. Lo spirito che dovrebbe accompagnare chiunque svolga un lavoro diretto ai cittadini. Invece non è così, un esercente, un impiegato, dimentica che il suo compito è offrire un servizio ai cittadini. Un bar che chiude la domenica perché incassa meno, ha come unico obiettivo il suo profitto dimenticando che quel plusvalore gli viene in cambio di un servizio che offre. E così è per i lavoratori degli esercizi commerciali, il loro stipendio gli è dovuto per un servizio che offrono al cittadino, così come l’infermiera, così come il tranviere, il medico, il carabiniere.

È importante? A mio avviso sì, purtroppo l’idea che si riceva uno stipendio per passare in qualche modo le otto ore è la causa di tanti mali di questo paese.

Ps: dell’ipotesi di vietare gli acquisti on line la domenica, ho veramente difficoltà a parlarne. Se mi trovassi davanti a un muratore che mi facesse una proposta simile, sarei in imbarazzo per il suo scarso intelletto, ma trattandosi di Ministri della Repubblica… non ho parole.

 

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2 risposte a LA STORIACCIA DELLE APERTURE DOMENICALI

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    Analisi di una obiettività talmente logica da apparire banale nella sua semplicità concettuale ed espositiva.

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    Concordo su tutto: splendida semplice ed efficace analisi di un “NON PROBLEMA” CREATO AD ARTE da un apprendista stregone autoproclamatosi MINISTRO DELLA REPUBBLICA ITALIANA con la complicità di UN POPOLO-BUE !

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