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Notizie dal mondo – Cap. 8

 

 

SIRIA:

C’è stato il vertice Turchia-Russia-Iran per discutere dell’attacco a Idlib. La Turchia – che esercita un protettorato su Idlib – ha chiesto il cessate il fuoco, Russia e Iran hanno risposto di no. I bombardamenti su Idlib sono iniziati il giorno prima del vertice e sono continuati dopo, con particolare intensità. A questo punto Erdogan ha dichiarato: “Non staremo a guardare da fuori mentre i nostri fratelli a Idlib vengono uccisi”. Dichiarerà la guerra a Russia ed Iran? Sembra poco probabile. Una notizia però sembra confermata: la Turchia ha 12 punti di osservazione nella provincia di Idlib, situati sui confini con le zone controllate dal regime: pare che in queste ore i turchi stiano facendo affluire verso questi punti di osservazione blindati, armi e soldati. Vedremo.

Intanto l’esercito siriano e milizie Hezbollah combattono contro ISIS a Safa, nel sud-ovest, e nel deserto di Al Badiya nella Siria centro-orientale, nel mentre i Curdi e la coalizione USA sferrano quello che dovrebbe essere l’attacco finale ad Hajin, ultima città-roccaforte ISIS nella Siria orientale, a ridosso dell’Eufrate. L’ISIS è ovunque in ritirata e sulla difensiva, ma – come al solito – si dimostra un osso più duro del previsto. (Nella cartina vi ho segnato Safa in viola, l’area della presenza ISIS nel deserto centrale in rosso scuro e Hajin in marrone).

Una notazione personale: i giornali parlano della “conquista di Idlib” come se fosse una cosa che avverrà domani. Non e così. La cosa prenderà tempo. Gli analisti militari concordano sul fatto che probabilmente l’attacco avverrà per settori: prima conquisto un pezzettino, poi un altro, ecc.. sempre che la pressione di tutto l’occidente non permetta di arrivare ad un cessate il fuoco,la qual cosa, al vostro fornitore di vietnam, pare improbabile.

 

 

YEMEN:

È fallito il colloquio di pace organizzato a Ginevra, i ribelli Houti non si sono presentati. Solo ad agosto in Yemen sono morte mille persone. Atrocità da entrambe le parti. Per due volte la coalizione Saudita-Emiratina ha bombardato dei bambini. Un missile Saudita mirato e tirato su uno scuolabus, in particolare, ha scosso qualche coscienza; alcuni parlamentari Democratici americani hanno chiesto al Congresso di ritirare l’appoggio USA alla coalizione araba: non avranno i voti sufficienti per far passare la proposta,come già è accaduto in precedenza. Hodeida, che sembrava conquistata dai Sauditi e dagli Emiratini, a quel che si può capire, in realtà non è stata davvero conquistata, si continua a combattere in città e il fronte non si sposta di molto. Dopo il fallimento dei colloqui di pace la guerra è ripresa con ancora maggiore intensità.

 

IRAQ:

Che l’ISIS, dopo la perdita di tutto il territorio, si sarebbe riconvertita a forza di guerriglia era prevedibile, ma che si sarebbe riorganizzata così in fretta e “così bene” era davvero inatteso. L’Iraq è scosso da attentati e azioni di guerriglia un po’ ovunque. L’ISIS laggiù ha ancora molti militanti (i recenti rapporti ONU e Ministero della Difesa Americano parlano di alcune migliaia: 10/15.000) e – soprattutto – ha dei complici che lo appoggiano all’interno dei centri abitati, e questo significa che l’ISIS ha ancora un certo seguito tra quelle popolazioni.

A Bassora (Iraq meridionale ai confini con l’Iran) è scoppiata una rivolta. Da Bassora passa, in entrata, la maggior parte delle merci destinate al mercato iracheno e in uscita un flusso interminabile di petrolio. In un luogo dove circola tanta ricchezza ci si aspetterebbe un certo tenore di vita dagli abitanti, non è così. Bassora è rimasta senza elettricità perché l’Iran – che forniva l’energia elettrica in quella provincia – ha smesso di erogarla: l’Iraq da un pò non gli pagava la bolletta; come se non bastasse dai rubinetti delle case ha iniziato ad uscire acqua salmastra, oppure marrone. Gli abitanti sono scesi in piazza, la polizia ha aperto il fuoco, si contano morti da entrambe le parti. Attualmente la rivolta è fuori controllo: dati alle fiamme tutti gli edifici governativi, quelli dei partiti politici, la sede delle milizie filo iraniane (“La Lega dei Giusti”) e l’ambasciata dell’Iran;  un tentativo di incendiare l’ambasciata USA è stato respinto.

A maggio in Iraq ci sono state le elezioni ma i partiti ancora non riescono a formare una maggioranza di governo, e di questa crisi politica non si vede la fine.

 

FRONTE DEL SAHEL:

L’amministrazione Trump ha aperto una base in Niger per attacchi con droni armati nel deserto meridionale della Libia e zone attigue. Si tratta di operazioni mirate a colpirei comandanti e i centri di controllo jihadisti nella zona. L’operazione è affidata alla CIA. Obama aveva chiuso queste operazioni e ora Trump le riapre. Segno di una aumento dell’intensità delle azioni terroristiche pseudo-islamiche nella zona, come a suo tempo avevamo qui descritto.

 

IRAN: Forse non tutti sanno che l’attuale premier Iraniano, Hassan Rouhani, aveva condotto la sua campagna elettorale all’insegna del motto: “lasciamo perdere la Siria”; in effetti, fino ad ora il governo iraniano non aveva mai intrattenuto rapporti ufficiali con le autorità siriane. Ora invece il ministro degli esteri dell’Iran Muhammar Zarif è andato in visita di Stato in Siria: le sanzioni USA all’Iran incominciano a produrre i primi effetti, il Paese si ricompatta sulle posizioni oltranziste dell’ayatollah Ali Kamenei, e non è una buona notizia.

 

MONDO:
TRUMP aveva dichiarato il suo disimpegno in Siria per tutta la campagna elettorale, impegno ribadito pubblicamente un paio di mesi fa: “I nostri soldati se ne andranno dalla Siria presto, molto presto”. Si direbbe che ha cambiato idea. L’ultima dichiarazione sulla Siria è: “I nostri soldati rimarranno in Siria finché sarà attiva la minaccia terroristica”. Non è una frase buttata lì, alti ufficiali del Pentagono dichiarano che questo è “il nuovo orientamento del Presidente”. Resta da capire in cosa consiste il “nuovo orientamento”. Restare in Siria finché c’è la minaccia terroristica, cioè a dire per i prossimi 25 anni? Potrebbero esserci dei problemi, Bashar al Assad potrebbe non essere d’accordo. Staremo a vedere.

ABU BAKR AL-BAGDHADI si è nuovamente fatto sentire con un messaggio ai suoi “soldati” in tutto il mondo, il titolo del nuovo comunicato è: “Porta la buona notizia a coloro che sono Pazienti”. Il titolo del messaggio è una frase estratta dal Corano. L’Islam insegna la pazienza come virtù necessaria per ogni credente. Dunque il messaggio ricorda ai seguaci dell’ISIS la necessità di attendere fiduciosi: dopo la perdita del “Califfato” in Siria ed Iraq la strategia dell’ISIS si sposta sul piano della guerriglia. La perdita di un territorio non è nulla – ci dice al Baghdadi – ora inizia una fase di terrorismo mondiale che logorerà gli USA e ne accentuerà il declino come potenza. Insomma, siamo sempre lì: “Loro (l’Occidente) hanno l’orologio, noi abbiamo il tempo”. La “lunga guerra” continua.

 

LIBIA: ne parliamo poi…

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