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Perché la casa continua ad essere il problema principale dopo la crisi del 2008

Continua ad essere il problema principale del nostro paese eppure continua ad essere un problema dimenticato, da tutti, da ogni governo, da ogni partito.

Non è la prima volta che parlo di questo problema, ma io insisto. Me ne dà spunto il dibattito sul Reddito di cittadinanza.

In questi giorni ne abbiamo sentite di ogni, sullo scandalo che crea la limitazione sui generi acquistabili con la prevista Card. In parte condivisibili, in parte no. Voglio dire, se è un provvedimento (che io continuo a non condividere per principio) volto a soccorrere chi non ha alcun reddito, è naturale che necessiti fare in modo che non venga speso per beni voluttuari. Il problema è che i legislatori nel porre queste limitazioni sanno bene che i famosi 5 milioni di poveri assoluti non esistono, che tra quelli che sulla carta non hanno alcun reddito, nei fatti il reddito ce l’hanno eccome e spesso anche alto. Se così non fosse non si sarebbero posti il problema..

Eppure torniamo alla questione principale del perché esiste il vero disagio, che c’è veramente non è un’invenzione della stampa, è solo di entità molto ma molto più ridotto rispetto alla leggenda metropolitana. Non è difficile individuarlo se vi guardate intorno e cercate di capire cosa è successo alla fine dello scorso decennio perché alla fine del ragionamento troverete un unico muro: LA CASA.

Dividiamo le casistiche in due casi cerchiamo di analizzarle.

I SENZATETTO

A Roma 16.000 persone vivono in strada. Non confondiamoli con i cosiddetti barboni, i clochard. Quelli ci sono sempre stati, nel passato ho avuto modo di conoscerne qualcuno, erano ricchissimi, iper-acculturati, ma avevano scelto questo modo di vivere.

No, si tratta di altro, si tratta di gente che ha perso il lavoro, di conseguenza ha perso la casa, vuoi per pignoramento, vuoi per sfratto. In questo caso vivere in strada o in una capanna, o in una roulotte, non è una scelta ma una costrizione.

Un paese moderno, una potenza industriale come l’Italia, può tollerare che avvenga un fenomeno simile? Io credo di no.

GLI STROZZATI DAL MUTUO

Da anni, incuriosito, chiedo a ognuno che mi dice “non arrivo a fine mese” se mi spiega il perché. La domanda è d’obbligo, perché è vero, quelli che hanno perso il lavoro negli anni scorsi sono tanti, quelli che hanno dovuto sostituire il lavoro che avevano con un lavoro precario e mal retribuito esistono anche loro. Io però lo chiedo a chi il lavoro non lo ha mai perso e lo chiedo per capire, perché con la crisi gli stipendi non sono diminuiti (cosa successa in altri paesi ma non Italia), il costo della vita non è aumentato, anzi a parte benzina, luce e gas, il resto è tutto diminuito e non di poco.

La risposta alla mia domanda è sempre la stessa: il mutuo. Cioè nella maggior parte dei casi, in una famiglia, lavorano in due persone, ma hanno un mutuo tale che per pagarlo devono stringere la cinghia su tutto il resto.

L’ANOMALIA ITALIANA

Ripeto, io ne parlo da anni e insisto. In Italia i proprietari di case sono l’80%, superati in Europa solo dal Lussemburgo (che non fa testo). Per capirci, il paese più ricco dell’Ue, la Germania, sta al 51%. Non è difficile capire che questo è un problema, non è difficile capire che una parte di questi proprietari hanno acquistato una casa e non potevano permettersela. Aggiungete che questa corsa al mattone ha provocato una lievitazione dei costi fuori da ogni logica con speculazioni incredibili, dove unità immobiliari del valore reale di 1 milione al metro quadro sono state vendute a 3 o 4 milioni. Il peggio lo abbiamo visto nelle città, nelle grandi città, dove famiglie con due lavoratori, con stipendi modesti hanno acquistato case da diverse centinaia di migliaia di euro, sacrificando uno dei due stipendi interamente al mutuo. Quando uno dei due stipendi è venuto a mancare è iniziata la tragedia.

In questo, lo sappiamo, c’è una questione tutta nostra, la casa è sempre stata un obiettivo per tutti. È vero, i nostri genitori, i nostri nonni, lavoravano una vita per comprare la casa e lasciarla ai figli. Era diverso, la compravano con i risparmi non con debiti al di sopra della loro portata. Alla fine dello scorso millennio, sono intervenuti due fattori determinanti. 1) l’impossibilità di trovare una casa in affitto a prezzi decenti (il mutuo costava meno) 2) La facilità con cui venivano concessi mutui.

La facilità, certo, le banche.. e qui vorrei ricordare che quando il mondo era stato contagiato dalla stessa malattia italiana, è stao il momento e il motivo per cui è scoppiata la bolla che ha dato inizio alla maggiore crisi economica mondiale di tutta la storia.

Torniamo al reddito di cittadinanza, 780 €, che a mio parere personale non vedrà nessuno, tutti per comprare il pane con la tessera. Verrà dato a chi non ha reddito. L’affitto e il mutuo con cosa lo paghiamo? Dove lo mangiamo tutto questo pane? Sotto un ponte?  Non è un caso che il Rei consentisse di ritirare in contanti una parte dell’emolumento, perché non è lo stato che può decidere quello che per te è questione di vita o di morte.

LO STATO E LA CASA

Io continuo a credere che  un paese civile debba farsi carico del problema casa. In due modi:

  1. Consentendo a giovani o meno abbienti di prendere in affitto una casa. Come ? intanto tornando all’antico sistema di case popolari costruite dallo Stato. Oggi non c’è bisogno di costruire, di mattone ce n’è in ipersufficienza, magari ristrutturando, abbattendo case vecchie e costruendo in modo economico, case moderne ed efficienti e anche più sicure. Questo sistema potrebbe anche portare i grandi costruttori a tornare a quello che facevano prima degli anni 90, destinare interi quartieri all’affitto a prezzi modici. Hanno smesso perché non c’era più domanda.
  2. L’emergenza. Io credo che quando qualcuno perde il lavoro, debba essere soccorso prima di tutto nella casa, ovvero lo stato deve pagare l’affitto o il mutuo. Vedi Germania. Certo, con controlli estremi, con tempi limitati, però ripeto, quando uno perde il lavoro, il più grosso problema è la casa.

Sogno? Noi di sinistra abbiamo sempre sognato. Però questi dovrebbero essere i punti principali che consentono di sconfiggere il disagio sociale: CASA E LAVORO. Non reddito di cittadinanza o articolo 18.

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