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Una marea di bufale gettate in rete per il Referendum Atac a Roma

Vediamo una moltitudine di articoli riguardanti la ri-nazionalizzazione delle ferrovie britanniche che definirei vere e proprie bufale.

Primo, perché tutto vecchio, parliamo del 2016, stranamente rimesse in campo oggi alla vigilia del referendum Atac.

Due, si vorrebbe indirizzare l’elettore attraverso i titoli, visto che tanto ormai si leggono solo i titoli. Sì, perché il fatto invece indirizzerebbe proprio all’opposto.

Perché ? perché quella nazionalizzazione del Regno Unito non ha riguardato tutte la ferrovie, ma solo una delle due compagnie di una piccola zona, la quale società non aveva rispettato i termini del contratto. Quindi lo stato la requisisce, la nazionalizza in attesa di nuova gara.

Allora come vedete, se lo stato funziona, funziona sia il privato che il pubblico. Perché attenzione, nell’assegnazione di una concessione di servizio pubblico, quello che conta è la definizione delle regole, dei minimi di servizio da garantire e soprattutto il controllo che tutto questo venga rispettato.

Qualcuno dice, ok, ma se le aziende sono pubbliche, tutto questo viene rispettato. No, assolutamente no, l’azienda municipale o statale non deve rendere conto a nessuno e se vuole tagliare servizi, li taglia. A Roma per esempio sono state eliminate centinaia di linee, senza chiedere il permesso a nessuno. Senza parlare della frequenza delle corse, decimata.

Detto questo, la ferrovia con il trasporto urbano non c’entrano niente. E non solo, il referendum non è privatizziamo o lasciamo pubblico, è un po’ più complesso.

Aggiungerei un’altra cosa, qui non si tratta di spezzettare le aziende pubbliche in piccole aziende private, questo è già stato provato a Roma e non ha funzionato. Il problema è opposto, le municipalizzate cittadine, tutte, sono troppo piccole per gestire le loro reti. Quindi il contrario.

Facciamo due esempi di reti cittadine funzionanti, le migliori: Milano e Firenze. Milano funziona perché l’Atm è una grande azienda che oltrepassa i propri confini. Firenze non funzionava, oggi è fra le migliori. Si gridò allo scandalo per la privatizzazione. Le società che la gestiscono sono Sita (Ferrovie dello stato) e Atm Milano, quindi nulla di privato. Ma due grandi aziende specializzate nel settore, aziende che possono garantire esperienza, servizio e soprattutto ottimizzazione delle risorse e sinergie.

atca si o no

Una tabella comparativa, di parte ma inoppugnabile

Tornando al referendum, che ricordiamo essere propositivo e che quindi non obbligherà nessuno a fare qualcosa, il rischio “privatizzazione” paventato dai fautori del NO, è semplicemente ridicolo. Non può esistere nessuno al mondo che acquisterebbe quel rottame mangiasoldi dell’Atac. E per acquisterebbe intendo anche l’eventualità che venga regalata.

Senza entrare troppo in dettagli tecnici, economici che sono veramente difficili da spiegare ai non addetti, questo referendum credo si possa riassumere in una domanda secca: Romani, vi piace  il servizio offerto dalla società Atac ? Se siete contenti votate NO, se siete insoddisfatti votate SI. Tenendo presente, cari romani, quanto vi costa. Ricordate che con quei milioni di soldi vostri che la Raggi ha messo sul piatto per non farla fallire, si sarebbero potute rifare buona parte delle strade della città. Volete mantenere tutto questo ? votate NO.

 

I QUESITI

1) “Volete voi che Roma Capitale affidi tutti i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia mediante gare pubbliche, anche ad una pluralità di gestori e garantendo forme di concorrenza comparativa, nel rispetto della disciplina vigente a tutela della salvaguardia e della ricollocazione dei lavoratori nella fase di ristrutturazione del servizio?”.

2)  “Volete voi che Roma Capitale, fermi restando i servizi relativi al trasporto pubblico locale di superficie e sotterraneo ovvero su gomma e rotaia comunque affidati, favorisca e promuova altresì l’esercizio di trasporti collettivi non di linea in ambito locale a imprese operanti in concorrenza?”.

 

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