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NOTIZIE DAL MONDO – Cap. 14

LIBIA:

L’ISIS colpisce duramente a Tazerbo, nella Libia centro orientale (9 morti, 10 rapiti), l’attacco segue quello avvenuto nel villaggio di al-Fouqhah. L’ISIS si presenta nei villaggi con colonne di pick-up,attacca la locale stazione di polizia, rapisce persone che considera propri nemici e delatori, e scompare nel deserto a sud del golfo della Sirte.
Ecco l’inizio del comunicato ISIS dopo l’attacco ad al-Fouqhah:
“Con l’aiuto di Dio, i soldati del Califfato ieri sera hanno lanciato un grande attacco contro la città di al-Fouqhah che è controllato dalle milizie apostati del (Generale) Haftar. Hanno attaccato la stazione di polizia e l’hanno data alle fiamme, uccidendo e catturando alcuni poliziotti. Hanno mantenuto il controllo del villaggio per alcune ore, ed hanno perquisito un certo numero di case alla ricerca degli apostati delle milizie, poliziotti, sahawat e spie, arrestando un certo numero di persone ricercate le cui case sono state date alle fiamme…”.
Questi due attacchi dimostrano come l’ISIS stia riprendendo forza approfittando del caos Libico, e di come abbia un servizio di intelligence all’interno del Paese.
Dopo l’attacco a Tazerbo Africom (Comando militare USA in Africa) ha reagito con un attacco aereo: ad al-Uwaynat sono state colpite tre camionette con relativi passeggeri. 11 morti. Africom ha detto che le persone uccise erano militanti di al-Queida ma i Tuareg hanno duramente protestato dicendo che le persone uccise erano tutti civili.
In Libia si succedono le riunioni per l’implementazione del piano ONU di riunificazione del Paese. Ci sarebbe dovuto essere un incontro in Giordania tra al-Sarraj (governo di Tripoli) e il Fieldmaresciallo Haftar (governo di Tobruk) ma è saltato. Haftar è arrivato a Roma ieri sera e incontrerà il Presidente del Consiglio italiano.

SIRIA:

Fronte Druso. Dopo 104 giorni di offensiva l’esercito siriano ha scacciato l’ISIS dalla zona vulcanica presso al-Suwaidaa. Si suppone che i militanti superstiti dell’ISIS si siano rifugiati presso i loro compagni nel deserto di Badia, dove lo Stato Islamico ha la sua ultima grande roccaforte, in una zona montagnosa e ricca di caverne naturali.
Fronte di Deir Ezzor. È ripresa l’offensiva delle milizie arabo curde (SDF) appoggiate dagli Stati Uniti. Si combatte alla periferia di Hajin, ultima città siriana ancora in mano all’ISIS. Dire come procede la battaglia è difficile, l’offensiva sulla riva orientale dell’Eufrate va avanti da tre mesi tra avanzate, sconfitte e interruzioni. Una cosa sembra certa, i commandos anti ISIS stanno catturando o uccidendo un numero significativo di alti responsabili dell’organizzazione, la catena di comando dello pseudo-Stato Islamico è certamente molto indebolita.
Fronte di Idlib. Nella zona de-militarizzata più militarizzata del mondo (quella prevista dall’accordo di tregua di settembre, siglato a Sochi tra Putin ed Erdogan) i combattimenti sono decisamente aumentati di intensità nell’ultima settimana. L’esercito siriano sta bombardano le postazioni dei ribelli sull’intero quadrante, i ribelli rispondono a colpi di mortaio e mitragliatrici pesanti. Si registra un ammassamento di truppe dell’esercito siriano ai limiti di quella che dovrebbe essere la zona–cuscinetto, in risposta la formazione jihadista più forte della provincia di Idlib, Hayat Tahrir al Sham, ha fatto saltare 4 ponti che collegavano la pseudo zona cuscinetto con il fronte dell’esercito di Damasco. Viene riportato da fonti locali che Hayat Tahrir al Sham sta spostando le proprie truppe in prossimità di due località che ancora non controlla a ridosso dell’autostrada Damasco-Aleppo… dell’accordo di Sochi non sta funzionando nulla, i ribelli non si sono ritirati da quella che doveva essere la zona smilitarizzata, le armi pesanti non le hanno ritirate, le autostrade che avrebbero dovuto passare sotto il controllo dell’esercito siriano entro la fine dell’anno sono sempre più sotto il controllo dei ribelli sunniti. Gli accordi per evitare un bagno di sangue a Idlib salteranno? Non è detto. Se la Russia non dà supporto aereo un attacco su grande scala l’esercito siriano non lo può fare, anche se ne avrebbe una gran voglia. Staremo a vedere.

ISRAELE:

Dopo che la Russia ha fornito al regime siriano il sistema antiaereo S-300 Israele non ha più bombardato le milizie iraniane con i propri caccia. Il 29 novembre ha però eseguito un attacco missilistico contro basi iraniane e delle milizie Hezbollah nella Siria occidentale. Fonti israeliane parlano del più grande attacco avvenuto in Siria con missili superficie-superficie: 75 minuti di bombardamento. Sempre secondo le fonti israeliane i missili hanno colpito anche la 90ma e 112ma brigata dell’esercito siriano. La Siria ha protestato presso l’ONU, la Russia non ha pressoché detto nulla.
Iniziata l’operazione militare “Scudo del nord”. Israele vuole smantellare i tunnel costruiti dalle milizie di Hezbollah che partendo dal Libano arrivano in territorio israeliano. A prima vista sembrerebbe un’operazione soltanto difensiva, ma non si sa quali sviluppi possa prendere e quali reazioni innescare.

IRAN:

L’IRAN ha fatto un lancio di prova di un missile a testata multipla. Forse è un missile “Khorramshahr” con una gittata di 1.800/2000 km. Gli USA hanno protestato e chiesto una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, gli Iraniani li hanno mandati a quel paese.

QATAR:

Il Qatar è uscito dall’organizzazione dei paesi produttori di petrolio, OPEC. Il Qatar è un grande produttore di gas naturale ma è un piccolo produttore di petrolio, dunque il suo gesto non dovrebbe alterare più di tanto l’andamento del mercato petrolifero. Il Qatar ha dichiarato ufficialmente che esce dall’OPEC perché era soltanto una pedina di nessun conto di un’organizzazione guidata da un solo Paese. Cioè l’Arabia Saudita. Il gesto del Qatar sembra essere dunque un gesto squisitamente politico, un altro passo nel quadro del conflitto che lo oppone ai sauditi ed agli Emirati Arabi Uniti.

USA:

“Ho zero dubbi sul fatto che il principe ereditario abbia diretto l’omicidio e sia stato tenuto al corrente della situazione per tutto l’iter” (Bob Korker – Partito Repubblicano – Presidente della Commissione  Relazioni Estere del Senato)
Dopo che la CIA ha dichiarato – sebbene a porte chiuse – di avere la certezza che l’omicidio del giornalista Khashoggi nell’ambasciata saudita di Istanbul sia stato ordinato e monitorato dal principe ereditario saudita Mohamed bin Salman, il Senato americano ha approvato con una maggioranza mista, cioè formata sia dai Democratici che dai Repubblicani, una mozione per porre fine al sostegno militare USA all’Arabia Saudita nella guerra in Yemen. Sul piano pratico questa mozione non modifica nulla, dal punto di vista strettamente operativo gli USA – almeno ufficialmente – non stanno facendo la guerra in Yemen accanto ai Sauditi. Dal punto di vista politico significa che in America anche tra le fila del partito al potere qualche coscienza si sta svegliando. Trump non l’ha presa benissimo.

TUNISIA:

Chiudiamo con una nota positiva. Il Principe saudita Mohamed bin Salman è andato in visita ufficiale in Tunisia. Ci sono state manifestazioni contro di lui. Tra i principali organizzatori delle manifestazioni il sindacato dei giornalisti, e sarebbe strano il contrario. La gente è scesa in piazza non per il pane, non per rovesciare il regime, non per la sharia, ma per dare un segnale politico. Nessuno ha disperso la folla a bastonate, nessuno ha fatto attentati, nessuno è finito in prigione. E non è piccola cosa. Nel cupo inverno seguito alle Primavere Arabe la Tunisia rimane l’unico modello sociale che – tra mille fragilità – ci dà un po’ di speranza.

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