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LA GUERRA DI TRUMP CONTRO I SUOI SERVIZI SEGRETI E IL PENTAGONO

 

Siete ingenui! Tornate a scuola!” Che cosa ha fatto infuriare così tanto Trump per intimare di tornare a scuola a gente laureata o plurilaureata che compone la dirigenza dei servizi segreti americani? Perché dare dell’ingenuo a persone che da vent’anni fanno tardi in ufficio per decodificare le relazioni di un agente sul campo nella provincia di Kandahar o di un infiltrato nelle formazioni jihadiste ad Idlib?

Glielo ha chiesto, nel corso di una lunga intervista televisiva, la giornalista americana Margaret Brennan.
La risposta di Trump è stata sempre la stessa, cioè quella della campagna elettorale di due anni fa: “Siamo lì (in Siria ed in Afghanistan) da un sacco di tempo, ci costa un sacco di soldi”.
Brennan però gli fa notare cosa dicono i servizi segreti USA sul ritiro da quei Paesi, ecco il dialogo:

BRENNAN: “La preoccupazione da parte dei suoi capi dei servizi segreti, tuttavia, è che si potrebbe vedere in quel vuoto (lasciato dal ritiro USA) una rinascita di ISIS.”

TRUMP: “Certo.”

BRENNAN: “…Si potrebbe vedere una rinascita di gruppi terroristici come Al-Qaeda..”
TRUMP: “E sa cosa allora cosa faremo? Se dovremo farlo allora torneremo indietro”.

Insomma Trump ha questa visione geopolitica: le guerre finiscono quando costano troppo. Punto. E, se capita che dopo il ritiro i terroristi diventino più forti (cosa peraltro altamente probabile), si torna indietro.
Bisogna immaginarsi un futuro in cui le brigate aviotrasportate USA andranno su e giù per i nostri cieli  (immaginiamoci il jet-lag di quei  poveretti) in una prevedibile serie di ritiri e ripartenze in giro per il mondo.

Lascio al lettore la libertà di farsi un’opinione propria a proposito di queste futuribili “guerre-yoyo”.

Ma, nella sostanza, Trump alla domanda di Brennan non ha davvero risposto.

Dunque, cosa ha davvero provocato la sua ira funesta?
Secondo chi scrive l’ha provocata un report appena uscito. Un report che la comunità dei servizi segreti americani pubblica ogni anno e si intitola: “Analisi delle minacce alla sicurezza nazionale americana”. Facciamo qui di seguito un rapido paragone tra le dichiarazioni pubbliche di Trump e le dichiarazioni pubbliche dei Servizi sui medesimi argomenti:

Corea del Nord
Nel giugno dell’anno scorso c’è stato lo “storico” accordo USA-Corea del Nord, in cui – per iscritto – la Nord Corea si è impegnata ad un immediato processo di denuclearizzazione. Trump ha sbandierato l’accordo  come una grande vittoria diplomatica, arrivando a dire: “Se non fosse stato per me oggi saremmo in guerra con la Corea”.

Trump ha a suo tempo elogiato il dittatore Nord-Coreano Kim Yong-un, definendolo: “molto aperto” e “formidabile”. (In un pubblico discorso ha anche detto: “Io e Kim ci siamo innamorati”..).
Cosa dice il report 2019 dei servizi segreti USA sulla Corea del Nord?
“Pyongyan non ha condotto alcun test nucleare o missilistico a capacità nucleare da più di un anno, ha dichiarato il proprio supporto alla denuclearizzazione della Penisola Coreana ed ha smantellato parti delle sue infrastrutture per le Armi di Distruzione di Massa. Comunque noi continuiamo a valutare che la Corea del Nord probabilmente non sta rinunciando a tutti suoi ordigni nucleari ed alla loro capacità produttiva, anche se cerca di negoziare una denuclearizzazione parziale per ottenere concessioni chiave internazionali e da parte degli USA.”

Siria
Trump ha detto e ripetuto che l’Isis in Siria e praticamente sconfitto ed è quindi ora che i militari USA vengano ritirati al più presto.
Cosa dice il report 2019 dei servizi segreti USA sulla sconfitta dell’Isis in Siria?
“L’Isis tuttora comanda migliaia di combattenti in Iraq e in Siria, e continua ad avere otto succursali, piu di dodici reti, malgrado significative perdite territoriali e di suoi dirigenti.
Il gruppo sfrutterà ogni riduzione della pressione del contro terrorismo per rafforzare la sua presenza clandestina  ed accellerare la ricostruzione delle sue capacità chiave, come la produzione audiovisiva e le operazioni esterne. L’Isis molto probabilmente continuerà a perseguire attacchi al di fuori dall’Iraq e dalla Siria contro avversari regionali ed occidentali, inclusi gli Stati Uniti.”

Afghanistan
Il nuovo Segretario di Stato USA ha definito i recenti colloqui tra USA e Talebani, fatti in previsione di un ritiro americano dall’Afghanistan, “incoraggianti”.
E’ un fatto che l’unico punto di convergenza trovato in quei colloqui è la promessa Talebana che, se gli USA si ritireranno dall’Afghanistan, loro non permetteranno all’Isis e ad  Al-Qaeda di usare il loro Paese per attività terroristiche.
Cosa dice il report 2019 dei servizi segreti USA sul rapporto tra i Talebani ed Al Qaeda?
Elementi di Al Qaida in Siria continuano a minare gli sforzi per risolvere il conflitto, mentre il network affiliato nell’Asia del sud provvede a supportare i Talebani. (…)

A chi legge il report risulta difficile credere che i Talebani impediranno ad Al Qaeda alcunchè visto che – secondo i servizi – Al Qaeda li supporta.

Iran

Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare tra Iran e potenze occidentali.
Cosa dice il report 2019 dei servizi segreti USA sull’Iran?

L’Iran continua a lavorare con gli altri partecipanti all’accordo sul nucleare – Cina, Unione Europea, Francia, Germania, Russia e Regno Unito – per trovare dei modi per salvaguardare i benefici economici che ne derivano.
L’implementazione dell’accordo sul nucleare da parte dell’Iran ha allungato i tempi di cui l’Iran avrebbe bisogno per produrre sufficiente materiale fissile per un arma nucleare da pochi mesi a circa un anno.

 Come si vede, le analisi dei servizi USA non sono, per usare un eufemismo, in armonia con le dichiarazioni di Donald Trump. A essere un pochino più grezzi, si potrebbe dire che sono tante pizze in faccia a tutto quello che The Donald ha dichiarato.

E dunque forte il sospetto che sia questo il motivo per cui il Presidente degli Stati Uniti ha detto di tornare a scuola a Danyel Ray Coats – Direttore del National Intelligence – che è colui il quale ha firmato il report. Un laureato in legge nominato nel suo incarico dallo stesso Trump.

Come se non bastasse…

il giorno dopo l’intervista con Margaret Brennan di cui parlavamo all’inizio dell’articolo, anche il Pentagono ha pubblicato un proprio report. A proposito del ritiro dalla Siria deciso da Trump, “visto che l’Isis è quasi completamente sconfitto”, i generali di Trump la pensano così:

“L’Isis rimane un gruppo insorgente attivo sia in Iraq che in Siria. Se i problemi socio-economici, politici e settari non vengono adeguatamente affrontati dai governi nazionali o locali dell’Iraq e della Siria è molto probabile che l’Isis avrà l’opportunità di costruire le condizioni per future insorgenze e controllo territoriale. Attualmente l’Isis sta rigenerando le sue attività chiave e le sue capacità più velocemente in Iraq che in Siria, ma in assenza di una persistente pressione di controterrorismo, l’Isis potrà probabilmente risorgere in Siria nell’arco di sei o 12 mesi e riguadagnare limitati territori nella Valle del Medio Eufrate.

Ce n’e’ abbastanza perché Trump dica alle sue alte gerarchie militari di “tornare a scuola!” insieme ai capi della comunità dell’Intelligence USA.

Se poi ci si mette anche il Senato…
Dopo un lungo silenzio, si segnalano alcune forme di vita nelle politica parlamentare americana.
Il Senatore del Partito Repubblicano (lo stesso partito di Trump) Mitch McConnel – un parlamentare che aveva fino ad ora supportato The Donald in tutte le sue decisioni – ha fatto passare un’emendamento al Senato degli Stati Uniti (che è a maggioranza Repubblicana). La mozione ha ricevuto un voto bipartisan (l’hanno votata anche molti senatori del Partito Democratico), ed è passata con 70 favorevoli, 26 contrari, 4 astenuti. Lo scopo dell’emendamento, si legge sul sito del Senato americano, è:

“Esprimere l’intendimento del Senato sul fatto che gli Stati Uniti devono affrontare continue minacce da parte di gruppi terroristici operanti in Siria e Afghanistan e che il precipitoso ritiro delle forze statunitensi da entrambi i Paesi potrebbe mettere a rischio i guadagni duramente conquistati e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.”

Ai Senatori del suo stesso partito però, Trump,  di “tornare a scuola!” mica glielo può dire.

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2 risposte a LA GUERRA DI TRUMP CONTRO I SUOI SERVIZI SEGRETI E IL PENTAGONO

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    C’è un problema grosso come una casa, detto da uno che non ha certo il poster di Trump in camera. Che ci stanno a fà da 18 anni in Afghanistan? Se l’intervento fosse utile, capirei, ma qui la più lunga permanenza di truppe americane su suolo straniero non ha prodotto nulla. Per stare così, tanto vale andarsene

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      Gentile Giorgio,
      abbiamo visto l’attrazione che, negli anni scorsi, ha esercitato il Califfato dell’Isis – in Iraq ed in Siria – su tanti giovani estremisti islamici. Migliaia di jihadisti e jihadiste, da tutto il mondo, sono andati a vivere e a combattere per ciò che ritenevano la terra del vero Islam. Allo stesso modo possiamo immaginare che la stessa attrazione potrebbe essere esercitata da un Afghanistan in cui la jihad ha sconfitto l’occidente. Una situazione di questo tipo farebbe aumentare l’attrazione del jihad tra le giovani masse islamiche, con conseguente aumento del reclutamento nei gruppi terroristici internazionali. Inoltre: sono numerose le testimonianze sui legami tra i Talebani ed Al Qaeda. Se Al Qaeda dovesse ritrovare un porto sicuro, un luogo protetto in cui riorganizzarsi, non esiterebbe a riprendere la guerra del terrore li’ dove era stata obbligata a interromperla o comunque a ridimensionarla. Se dunque la guerra di Afghanistan è una guerra perduta, rispetto agli obiettivi per cui la coalizione internazionale l’aveva intrapresa, il ritiro dall’Afghanistan nella situazione odierna potrebbe portare a conseguenze uguali, se non peggiori, di quelle per cui questa stessa guerra fu inziata, con conseguenze gravi sulla sicurezza delle nostre città, delle nostre famiglie, dei nostri cari.

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