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SINISTRA: UN MODELLO AL TRAMONTO ?

Non ci siamo. Proprio non ci siamo. Da persona di sinistra, nata, cresciuta ed educata in una famiglia convintamente di sinistra, guardo con tristezza il panorama e mi deprimo ancora di più.
Gli slogan, le parole d’ordine, le iniziative del PD e degli altri insignificanti gruppuscoli che li circondano mi lasciano spaesata. Non un’idea innovativa, non un’iniziativa in grado di convincermi a lasciare il libro che sto leggendo (brutto vizio) per andare ad ascoltarli. Non un progetto che rompa gli schemi attuali e produca un dibattito serio.
Zingaretti, Martina, Giachetti, Calenda e tanti altri non me ne vogliano. Tutte brave persone, nulla da dire, ma se annoiano me, mi domando che effetto possano produrre su quell’elettorato, né di destra, né di sinistra, ma, purtroppo per il Paese, qualunquista ed egoista, senza ambizioni, senza desideri se non quello di tirare a campare, possibilmente fregando il vicino di casa, il collega di lavoro, l’INPS, il fisco, lo Stato, ovvero sostanzialmente se stessi e i propri figli.
Quell’elettorato incapace di decodificare anche il discorso più semplice, che invece di ricercare la causa della propria miseria (finta e che si riduce a non potersi comprare un nuovo telefonino) nei propri limiti e nella propria mancanza di volontà, scarica su inesistenti nemici (l’immigrato, le banche, la UE, la moglie che vuole il divorzio, gli omosessuali, ecc.) le colpe.
E’ tipico dei perdenti, ciò che è nuovo è l’aver trovato in un movimento politico lo specchio del proprio fallimento. Drogata di propaganda, ubriacata di chiacchiere, questa massa informe ha creduto che da asino potesse trasformarsi in leone e se, anche oggi il ruggito, invece di terrorizzare, suscita solo ilarità e sbeffeggi, è solo colpa di quelli che c’erano prima, di chi ha studiato, mentre potevano come lui/lei cazzeggiare sulla Playstation che gli aveva comprato papà.
Probabilmente, la colpa del come ci siamo ridotti è un po’ di tutti, di una certa destra alla Berlusconi che, per venti anni, ha rimbambito le masse con falsi miti di ricchezza, gettando briciole al popolo e permettendo alle elite di arricchirsi in maniera smisurata e spesso furbescamente, quando non illegalmente. E di una certa sinistra, che ha puntato tutto sul diritto acquisito, senza contrapporre uno straccio di dovere a quel diritto, pure giusto, ma inutile, se non accompagnato da una presa di coscienza vera.
Da lì l’avanzata della mediocrità a tutti i livelli, quella mancanza di desiderio di eccellere, di essere diversi, migliori, più bravi.
E quando l’irrilevanza personale è diventata dilagante, allora si è pretesa di elevarla a dogma, (la battuta del pur simpatico Lino Banfi, è sintomatica del clima del Paese, perché affidarsi ai plurilaureati, è sufficiente far ridere) e ad additare come nemico chi, malgrado tutto, è riuscito ad emergere dalla massa anonima. A distinguersi.
Rincorrere questo clima di sciatteria dilagante, avanzando pure l’idea di chiedere scusa (a chi e per cosa?) invece di valorizzare chi ha capacità ed intelligenza, per conquistarne il voto è deleterio e controproducente non solo per la sinistra, ma per l’intero Paese. Condanna l’Italia ad essere abitata da mediocri rancorosi e, peggio ancora, ad essere rappresentata da mediocri rancorosi.
Ed è anche un’illusione pensare che porti voti. Magari farà guadagnare qualche punto in percentuale alle prossime elezioni, ma sarà finita lì. Senza alcuna speranza per un futuro ancora incerto, fosco di nubi che si addensano all’orizzonte.
L’epoca dell’individualismo, del liberalismo, della democrazia, dell’umanitarismo è al tramonto: le masse accetteranno, rassegnate, la vittoria dei cesari, degli uomini forti“. È la fosca previsione di Oswald Spengler. Già ci siamo e non si pretende nemmeno un Cesare dei gloriosi tempi passati, ci si accontenta di tanti piccoli, mediocri, scolaretti indisciplinati e scansafatiche, magari con una divisa addosso, tipo concerto dei Village People. Così, per non sfigurare e per illudersi che le grandi democrazie occidentali siano ancora vive. Ancora per poco.
Da ciò che vedo e sento mi sembra che cambiare la rotta intrapresa diventi ogni giorno più difficile. Per fortuna, mi è rimasto qualche buon libro da leggere.

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