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CRONISTORIA DI TRADIMENTI E SCISSIONI

Negli ultimi tempi nell’area del centro-sinistra la parola “traditori” la si vede sempre più frequentemente.

BREVE STORIA DEL TRADIMENTO IN POLITICA

È abbastanza inusuale. Il tradimento è stato un termine molto usato a destra, l’antitesi della lealtà, non a un partito, non a un ideale, ma al capo.

Lo abbiamo visto anche in tempi recenti. Fini ha chiuso la sua carriera a causa di questo crimine, e di questo marchio che non è più riuscito a togliersi di dosso. Lo stesso è successo ad Alfano, prima traditore verso Berlusconi, poi reo addirittura di aver votato leggi di sinistra con Renzi. Poverino, attaccato da sinistra perché Berlusconiano e da destra perché traditore, non ha potuto fare altro che ritirarsi a vita privata.

Naturalmente il tradimento ha antiche tradizioni anche nella cosiddetta sinistra, pensiamo a Lev Trotsky in Unione Sovietica , alle Grandi Purghe di Stalin o a Amadeo Bordiga per fare un esempio nostrano.

MA ESISTE IL TRADIMENTO IN POLITICA?

Cerchiamo di analizzare il fenomeno delle trasmigrazioni, delle scissioni, delle fusioni, scrollandoci di dosso tifoserie e ideologie.

Oggi viviamo in un mondo in cui le situazioni, seguendo lo sviluppo tecnologico e i cambiamenti globali, hanno mutazioni sensibili a una velocità supersonica. La politica non può non seguire le mutazioni e adeguare i propri progetti a tali cambiamenti. Noi abbiamo partiti che hanno slogan che si rifanno a tematiche attinenti all’800, mentre le esigenze di chi vive nel 2019 sono di tutt’altra specie.

Allora succede che ognuno percepisce questi cambiamenti con sensibilità diversa e questo provoca una differenza di velocità. Mi spiego, un partito ha una velocità maggiore, uno ce l’ha minore, gli elettori lo stesso. Inevitabile che a un certo punto ci si possa trovare non più in linea con il proprio partito, vuoi perché lo stesso è andato più avanti di te, vuoi perché tu sei più avanti del tuo partito.

Se abbiamo chiaro questo fenomeno, non possiamo non dedurne che il tradimento non esiste. Il problema è politico, esistono gli scollamenti fra i componenti di uno stesso partito, a volte tali per cui o si arriva a scissioni, o ci si trova davanti a partiti dove due componenti viaggiano su strade completamente differenti.

Certo, a volte scissioni e fusioni, hanno anche motivazioni tutt’altro che politiche. Scissioni dovute a rancori, guerre per le poltrone, le fusioni dovute all’illusione che 4 voti + 4 voti facciano 8 voti e non è mai così. Però, se rileggete bene la storia degli ultimi anni della politica italiana, potrete costatare che alla fine i fattori veramente divisivi sono prettamente politici.

I TRADIMENTI A DESTRA

Tralasciamo il fattore Fini che ebbe poco di politico e probabilmente fu anche influenzato da un elemento esterno (vedi sodalizio con Massimo D’Alema). Più interessante invece il divorzio fra Lega e Pdl, quando il Pdl sostiene il governo Monti e la Lega va all’opposizione. Da allora i due non sono praticamente più stati assieme. A breve seguirà un’altra scissione, quella della Meloni che esce dal Pdl e fonda FdI. Divisione che si conferma e solidifica quando Berlusconi partecipa al governo Letta, ovvero un governo che dovrebbe essere di centro-sinistra. Nel 2013, dopo la decisione di Berlusconi di abbandonare la maggioranza, assistiamo a un’altra scissione, una parte dei parlamentari del Pdl rimane al governo e lo sarà anche nel successivo governo Renzi. Questi sono stati additati per anni, come traditori.

In tutta questa storia, le verità sono due. Il primo elemento da esaminare è quello delle coalizioni anomale.

La coalizione che ha governato l’Italia per anni era quanto di più eterogeneo si potesse vedere in politica. Vediamo le 4 componenti iniziali:

Casini  & c. : una componente democristiana, moderata. Non di destra, perché quella stava in Forza Italia, non di sinistra, perché quella stava con i Popolari/Margherita.

Fini & c. : Destra post-fascista, statalista, nazionalista, con risvolti di attenzione allo stato sociale, tipici del fascio.

Bossi &c. : Ai tempi ancora suddivisa in due componenti, una di destra e una di sinistra, unita fortemente dal progetto federalista/secessionista. Esattamente agli antipodi di An.

Berlusconi &c. : Componente del tutto differente dalle altre, un fondatore con presunzioni liberali, una schiera di esponenti, dal moderato al socialista. Componente principale della coalizione che in realtà ha contato politicamente molto poco. In pratica ha solo imposto le leggi ad-personam per salvare il capo, in cambio di campo libero ai due.

Cosa ne deduciamo da questa ricostruzione? Che quando si forma una coalizione di elementi così diversi, il cui obiettivo è solo governare, alla lunga i nodi vengono al pettine e alla fine la politica vince sempre e fa salire a galla le incompatibilità. La Lega di oggi è profondamente diversa da quella di quei giorni, Fini non esiste più, c’è Giorgia. Credo però che sarà molto difficile rivederli ancora tutti assieme, se non per un ennesimo governo di emergenza.

LE COALIZIONI DI SINISTRA

Se  la coalizione di destra nacque sotto il segno dello slogan: fermare l’avanzata comunista, quelle di sinistra avevano un unico comun denominatore: l’antiberlusconismo. Se quelle di destra erano eterogenee quelle di sinistra rasentavano l’assurdo, avevano dentro dal democristiano di destra allo stalinista-leninista.

Serve altro per capire le motivazioni dei suoi fallimenti? Non credo.

IL PARTITO DEMOCRATICO

Cominciamo con il dire che la prima anomalia è la nascita del Pd: fusione a freddo di due anime diverse. Non voglio dire che le fusioni non possano funzionare, dico che forse non andrebbero fatte a freddo, che funzionano se hanno uno sviluppo naturale, non forzato. Il problema è ancora riscontrabile oggi nel Pd, perché nonostante le componenti più reazionarie provenienti dal Pci e Dc siano strettamente saldate in un unico schieramento, le accuse e gli epiteti reciproci fra ex sono ancora all’ordine del giorno.

LE SCISSIONI

Veniamo al punto cruciale di questa riflessione. Premetto, io non voglio insegnare niente a nessuno perché niente ho da insegnare. Ho fatto una breve cronistoria del passato recente della politica italiana perché serva da promemoria per tentare di capire assieme il presente.

Cosa mi ha spinto a questo esame? Il sentire quotidianamente parlare di traditori. La frase all’ordine del giorno di una parte dei militanti Pd è: mai con i traditori.

Chi sono i traditori? Quelli che hanno abbandonato il Pd? Siamo veramente sicuri che siano loro i traditori e non piuttosto una parte di quelli che sono rimasti?

Intanto sgombriamo il campo da due personaggi chiave:

PIERLUIGI BERSANI: Il suo dissenso con il Pd del 2014 era sincero? A mio avviso, NO!

Io ricordo perfettamente un Bersani progressista, con un’idea dell’economia ai limiti del liberismo, ovvero con idee che superano la figura di economia riformista liberale insita nel progetto Renziano. Non sono solo tutti i suoi discorsi a farmelo pensare, ma sono i fatti. Bersani è stato l’autore di tutte le liberalizzazioni e di molte delle privatizzazioni di questo paese. Giusto per darne una misura, ricordate che i governi Berlusconi, non hanno fatto una sola cosa di tutto questo.

Bersani, eletto segretario, cambia pelle, per tenere assieme un partito fatto di anime diverse, affida l’economia a Fassina, distante anni luce da lui. Il partito torna indietro non solo rispetto alle proprie origini ma rispetto alle origini del Pds. Nei fatti non ha alcuna posizione, il programma del 2013 è fatto di nulla. Il Bersani vero, quello che abbiamo conosciuto prima della sua segreteria doveva essere il maggiore amico di Matteo Renzi, invece è stato il suo maggior nemico. Cosa c’è di politico in tutto questo? Nulla. Traditore? Sì, di se stesso.

MASSIMO D’ALEMA: Vale più o meno quanto detto per Bersani. D’Alema è stato un progressista, un riformista, il suo governo pur breve fece alcune cose storiche, ad esempio sul mercato del lavoro. Si guadagnò una serie infinita di scioperi da parte del Sindacato, che nemmeno Berlusconi + Renzi assieme hanno visto. Tentò una riforma della Costituzione, poi fermata, di cui però si sentì il bisogno per anni.  Fu messo all’angolo e alla berlina dal suo partito, esattamente come Renzi. Personalmente ricordo una notte estiva romana, su un prato, ero vicino a lui. Aveva voglia di chiacchierare e parlò a lungo di Renzi, ne parlava entusiasticamente, con elogi mai sentiti nemmeno da un turborenziano. Non mi meravigliai affatto.

Poi qualcosa è cambiato. Problemi politici? NO. Traditore? Sì, di se stesso.

GLI ALTRI USCENTI: sono tanti, Speranza, Fassina, Rossi, Epifani, Errani, Cofferati, Civati e molti altri. Traditori? Io non credo. Ripensiamo a quelle dinamiche sulla velocità di percepire il cambiamento di cui ho parlato all’inizio e cerchiamo di capire cosa è successo a fine 2013: l’arrivo di Matteo Renzi. Cosa ha portato? Un’idea di sinistra adeguata ai nostri tempi e alle nostre esigenze. Cosa è successo? Molti militanti del Pd e non solo (pensiamo ai 10 Sel migrati nel Pd) percepirono questa esigenza, altri no. Quello che dobbiamo analizzare ora è questo: tutti quelli che non aderivano a questa istanza, dissentirono?

No, non è stato così. Molti videro in Renzi il personaggio che trovava consensi nei cittadini e pensarono di sfruttare questa caratteristica appoggiandolo per trarne i dovuti vantaggi pur non condividendo la sua politica.

Cosa voglio dire? Che quei nomi elencati sopra, i fuoriusciti, non sono loro i traditori, quelli sono i personaggi che onestamente non trovandosi più allineati alla politica del partito ne sono usciti. I traditori sono quelli che sono rimasti. I maggiori traditori, ma servirebbe un aggettivo più forte per dipingerli, sono i ministri, i sottosegretari. Quelli che hanno approvato e votato ognuno dei 400 provvedimenti di quel governo per poi sconfessare quell’operato, dissentire da quella linea politica, financo a chiedere scusa agli italiani.

CONCLUSIONE

La situazione oggi appare all’occhio poco vigile, estremamente confusa. Eppure, forse sta schiarendosi, molti sono usciti allo scoperto, molti devono prendere coscienza. Il congresso del Pd? È stato definito una farsa, forse lo è, ma di fatto decreterà la presa di coscienza di una realtà che non esiste solo da oggi, ma da anni. Molti di voi stanno aspettando il 3 Marzo, ma lasciatemi dire la mia personale opinione. Il 3 marzo, chiunque vincerà, non conterà niente. Il risultato vero è stato dichiarato alla Convenzione.

Noi ne riparleremo il 10 Marzo e riaffronteremo il quesito dei traditori e vedrete che ci troveremo d’accordo sulla risposta che con tutta probabilità sarà questa: sì, è giusto che rientrino, perché non esistono più le incompatibilità di disegno politico che li hanno portati fuori.  Oggi sembra una bestemmia, ma ce ne faremo una ragione.

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2 risposte a CRONISTORIA DI TRADIMENTI E SCISSIONI

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    Ottimo post. Chi attribuisce ad avversari politici l’accusa di traditore è quasi sempre un settario autoconservativo al quale mancano i fondamentali della democrazia.

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    Sul prato vicino a D’Alema sei un eroe, conosciuto per lavoro, una persona disgustosa. Spero dopo ti sarai lavato.

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