COORD. ADRIANO AMATO

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Cronaca di una brutta giornata sulla porta del Nazareno

Come vi abbiamo più volte annunciato nei giorni scorsi, ieri abbiamo tenuto (o meglio, cercato di tenere), il nostro flashmob al Nazareno dal titolo “mai con M5s”.

Purtroppo dobbiamo prendere atto che la nostra presenza, come la volta scorsa, non è affatto gradita a qualche funzionario di partito, visto quanto già accaduto il 12 marzo durante la precedente Direzione Nazionale.

Alla cronaca di un evento praticamente inesistente, vista l’esiguità dei partecipanti e le difficoltà di muoversi in una sorta di orgia mediatica come quella vista ieri, c’è però da aggiungere -unico fatto rilevante- un increscioso episodio del quale sono stato vittima, mio malgrado.

Nel marasma più totale di giornalisti, televisioni, nani e ballerine del mondo dello spettacolo, lì soltanto per godere di un po’ di visibilità, turisti a passeggio che con sprezzo del pericolo percorrevano la via fra macchine e telecamere, contestatori vari e tanti appartenenti alle forze dell’ordine, oggi ad aspettare i dirigenti del partito che partecipavano alla Direzione Nazionale c’eravamo anche noi del blog “Politeca”.

Una decina di persone che per riconoscersi fra gli altri avevano indosso un’etichetta adesiva 7×3, che alcuni portavano appiccicata sul bavero o come me dentro un cartellino trasparente attaccato con una pinzetta, in cui oltre al marchio “Politeca” c’era scritto: “mai con M5s”, su sfondo tricolore.

Io non ho assistito direttamente al momento in cui le forze dell’ordine sono piombate su di noi, invitando alcuni dei nostri a togliere cartellini o adesivi, poiché intento a rispondere alle domande della stampa in merito al significato della nostra presenza.

Cosicché quando un energumeno di circa due metri, in borghese, rasato, tatuato, con numerosi e vistosi anelli alle dita delle mani si è parato davanti, ordinandomi con modi perentori ed inurbani di togliere quel cartellino, sia io che la giornalista che mi stava intervistando gli abbiamo chiesto: “scusi ma lei chi è?” Ed invece, sempre più perentoriamente, la persona in questione continuava ad insistere affinché levassi il cartellino, senza qualificarsi.

Al mio nuovo rifiuto, asseriva essere un funzionario di Polizia e senza indugiare oltre mi strappava il cartellino, lacerando la polo sulla quale era fissato.

Potete immaginare il mio disappunto per quel gesto così violento, quindi chiedendo spiegazioni tentavo di riprendermi il cartellino, cosicché lui a quel punto, afferrandomi per la gola, mi spostava violentemente sbattendomi sul cofano di una delle volanti lì parcheggiate.

Tutti notavano il gesto, sottolineandone la sproporzione con disappunto e proteste, cosicché intervenivano altri agenti in borghese che, cercando di ristabilire la calma, mi invitavano a fornir loro i miei documenti.

Ottemperando a quanto richiesto, nel frattempo continuavo a protestare per i modi a dir poco violenti con cui ero stato trattato, mentre l’agente che poco prima mi aveva “placcato” si alterava ancora di più ed ordinava il mio fermo, con accompagnamento coatto negli uffici di Polizia di zona.

Venivo dunque caricato a forza sui sedili posteriori di una Punto senza insegne e condotto al Commissariato Trevi Campo Marzio.

Durante il tragitto l’agente che mi aveva “arrestato” era sul sedile del passeggero, mentre un altro guidava, e continuava a inveire contro di me minacciando estreme ritorsioni.

Quando le minacce hanno assunto toni a mio avviso insopportabili, ho tirato fuori il mio iPhone ed ho cominciato a registrare; a quel punto lui, sempre più inferocito, tentava di strapparmi il telefono dalle mani, che io prontamente rimettevo in tasca. Questi però insisteva, infilando le sue mani nei miei jeans e, sempre urlando, mi ordinava di tirare fuori il cellulare o appena arrivati mi avrebbe spogliato nudo per perquisirmi e lo avrebbe preso comunque.

Decido dunque di consegnargli il cellulare, lui armeggia un po’, cancella la registrazione e se lo tiene, sequestrandolo.

Quando arriviamo in Commissariato si rende conto -forse- dell’abuso che sta commettendo, cosicchè dopo mie insistenti proteste alla fine mi restituisce l’iPhone, poi incomprensibilmente lascia l’arma di ordinanza che aveva dietro la schiena in un cassetto della scrivania, quindi sparisce con il mio documento ed il cartellino oggetto dello scandalo.

Resto più di mezz’ora da solo in quella stanza senza muovermi, tanto che il suo collega che prima era alla guida, impietosito dall’assurdità di quella situazione, mi chiede se voglio dell’acqua, non prima di avermi domandato cosa fosse accaduto in strada, poiché lui non aveva assistito alla scena iniziale. Quando gli spiego la questione lui scuote la testa, rispondendomi: “tutto ‘sto casino per un cartellino…”

Non appena il primo poliziotto ritorna nella stanza degli interrogatori il tono è cambiato. Nel frattempo io ho avuto modo di osservare dove mi trovavo, notando che fra varie stampe ed attestati, alle pareti era appesa anche una foto di Giorgio Almirante, con dedica autografa.

Capisco bene la situazione in cui mi trovo, quindi cerco di mantenere la calma ed assumo un “aplomb British”, mentre lui mi informava che tutti noi avevamo violato vari articoli del codice penale, organizzando una “manifestazione non autorizzata” e pertanto ecco il conseguente fermo, vista anche la mia inottemperanza ai suoi ordini, con relativa denuncia da trasmettersi all’autorità giudiziaria.

Cerco di spiegare, pacatamente, che la nostra non era una manifestazione, ma soltanto una testimonianza di solidarietà al partito rispetto alle decisioni già prese durante la Direzione Nazionale del 12 marzo scorso, decisioni ribadite domenica dal nostro ex segretario in tv.

A questo punto c’è il colpo di scena: mi informa che “fosse dipeso da lui” non avrebbe avuto nulla da eccepire per i nostri cartellini, ma la richiesta di farli sparire ed impedirci così la visibilità necessaria per parlare con la stampa era partita proprio dagli uffici del Nazareno.

Basito, mi faccio ripetere la cosa, per essere sicuro di aver capito bene, ed alla conferma di quanto detto taccio, pensando fra me e me che avendolo saputo prima la mia reazione nei suoi confronti sarebbe stata ben diversa: in realtà non era partito tutto da una sua iniziativa, bensì stava soltanto eseguendo un ordine, da buon servitore, ordine di qualcuno che milita nel mio stesso partito ma che evidentemente non ama il dissenso interno, soprattutto se ad opera della maggioranza e che, forte con i deboli, ha usato lui per toglierci di mezzo.

Il tutto è durato un’altra mezz’ora, poi alle 17.00 mi hanno finalmente “rilasciato” (e non alle 16.30 come scritto nel verbale, che allego), cosicché mestamente, sotto una pioggia scrosciante, da Piazza del Collegio Romano me la sono fatta a piedi fino a Via Due Macelli, dove avevo lasciato la macchina.

Ora, la domanda iniziale da cui ero partito è questa: ma in realtà chi comanda oggi al Nazareno? Chi può permettersi di prendere decisioni arbitrarie così pesanti, tali da mettere in cotanta difficoltà iscritti che militano -fino a prova contraria- nel loro stesso partito?

E per fortuna che sono Renzi ed il suo giglio magico che dovrebbero controllare tutto, mentre in realtà i suoi sostenitori vengono finanche “arrestati” mentre gli esprimono solidarietà.

In conclusione, ribadisco quindi quanto vado affermando da tempo: cari “compagni” è giunta ormai l’ora di separarci…

 

i precedenti

Il primo Flashmob lo avevamo organizzato il 12 Marzo in occasione dell’altra Direzione, esattamente con la stessa motivazione. Quel giorno al nostro arrivo eravamo stati accolti da un Funzionario di Polizia che ci aspettava e appena arrivati si era diretto immediatamente verso di noi. Ci comunicava che non eravamo autorizzati ad effettuare una manifestazione in quanto non ne avevamo l’autorizzazione. Avevamo controbattuto che la nostra non era una manifestazione in quanto non avevamo né cartelli né striscioni, ma semplicemente dei piccoli adesivi sulle giacche. Il funzionario ci disse che quelli non ce li poteva vietare nessuno e la cosa si risolse pacificamente. Ci rimase solo il dubbio: perché ci aspettavano? Chi li aveva avvertiti del nostro arrivo?

Forti di questa esperienza, come potete vedere nel nostro ultimo post, raccomandavamo di non portare, cartelli, striscioni e bandiere, e che avremmo utilizzato solo le nostre etichette adesive da 7x3cm.

Redazione Politeca.it

 

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3 risposte a Cronaca di una brutta giornata sulla porta del Nazareno

  • Storia che ha dell’incredibile. Dovresti fare una segnalazione al Questore e al Prefetto e pc. alla Procura della Repubblica. Credo che siano loro ad aver commesso vari reati nei tuoi confronti.
    Quanto al PD sei proprio sicuro, Luca, che corrisponda al vero quel che ti han detto? Non è più probabile che dal PD – temendo contestazioni grillozze o simili – abbiano chiesto alla Questura, certio, di stare attenti ed evitarle o ciontenerle? (Cosa peraltro da verificare in relazione ai limiti, perché non c’è da autorizzare nulla, eravate in luogo pubblico! ed eravate pochissimi: quindi non eravate certo voi ad impedire il traffico…).
    Dopo diche – un poliziotto meno intelligente degli altri – ha visto M5S e ha pensato che non foste PD antiM5S ma M5S antiPd…

  • ADRIANO AMATO

    Professore, grazie del commento. Rispondo per l’ultima parte, Luca risponderà per quello che lo riguarda. Non potremo mai avere certezza di chi ha chiamato il Commissariato. Però ci sono alcuni fatti che danno poco adito ad altre ipotesi.
    Sia il 12 Marzo che ieri, il funzionario è venuto dritto da me, non si è guardato intorno. L’altra volta, era uno un pochino più ragionevole, visto che eravamo tranquilli e senza cartelli, mi disse che non potevano vietarci di stare lì con degli adesivi sulle giacche, e se ne tornò via.
    Questa volta, la situazione era surreale. C’era un caos incredibile, una situazione incontrollata di traffico non deviato, centinaia di reporter, persone che rischiavano di farsi male, gente he cadeva per terra, compreso un nostro deputato, nella totale incuranza delle forze dell’ordine presenti. In mezzo a questo c’erano un paio di personaggi che con cartelloni, che urlavano come ossessi contro tutti i politici. I funzionari invece, arrivati in automobile sono venuti direttamente da me, incuranti del caos e disordine presente, per ordinarci di andare via. Io ho risposto che se questa era la richiesta avremmo fatto togliere tutti gli adesivi, ma che la cosa mi lasciava perplesso. Lui in malo modo mi ha risposto che se ero perplesso mi portava in commissariato a chiarirmi le idee. Come se non bastasse, mi ha fatto togliere anche il cartellino stampa. Solo dopo si sono diretti verso Luca, che stava rilasciando un’intervista a un Tg e non si era accorto di nulla.

  • LUCA AMATO

    Professore, le confermo che durante il “colloquio” il poliziotto in questione mi ha confermato di sapere benissimo chi fossimo e perché fossimo lì, ironizzando anche sullo scontro interno nel nostro partito.
    È a quel punto che si è spinto oltre, dicendomi ben due volte che la richiesta era partita dal Nazareno stesso.

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