COORD. ADRIANO AMATO

Non sono le origini il problema del Pd

Leggo spesso e ancora di più negli ultimi tempi, affermazioni e analisi di miei amici che accollano la crisi del Pd alle appartenenze delle origini.

Permettetemi di esprimere le mie perplessità su questa questione.

Nemmeno io ero entusiasta della fusione a freddo che ha generato la nascita del Pd, tanto è vero che non ho aderito nel 2007. La mia perplessità di allora era aver visto sparire la parola sinistra, aver visto il distacco dal Pse.

Oggi 10 anni dopo, tutto questo appartiene al passato. La divisione Pci/Dc non esiste più, quei partiti appartengono a un altro secolo, le loro origini a quello ancora precedente. Chiunque pensi che si possa ricreare o anche ispirarsi a quei partiti, a mio avviso sogna ad occhi aperti. È come se noi spendessimo tutte le nostre energie per creare un nuovo modello di cabina telefonica.

Fatta questa premessa, entrando proprio nel merito del problema, cosa mi lascia perplesso? Sentire comunisti che accusano altri di essere democristiani e ex democristiani che accusano gli altri di essere comunisti.

No amici miei, questo non c’entra assolutamente nulla con il problema che attraversa oggi il Pd.

Sarebbe semplice, si ridividerebbe il partito nei due tronchi, ognuno tornerebbe a casa sua e il caso sarebbe risolto, ma non è così. Io sono uno che viene dai Ds, che ha militato nel Pci. Ho sposato il progetto cosiddetto renziano nel suo nascere e resto profondamente convinto della sua validità, al di là dei successi o insuccessi elettorali, che non possono mai essere il metro di valutazione di un progetto. Altrimenti dovremmo anche ammettere che l’idea di Adolph Hitler fosse valida e ancor oggi vincente.

Faccio il caso mio, ma invito a vedere personaggi che hanno la mia stessa storia, oggi fortemente ancorati in quell’area. Se non vi è sufficiente, vi invito a guardare a quegli elementi trasferiti da Sel al Pd, che oggi definirei i più fedeli al progetto politico, che non hanno avuto alcun sussulto dettato dalla sconfitta elettorale, nemmeno quelli che volgarmente chiamiamo trombati.

Dall’altra parte troviamo di tutto, ad esempio Franceschini, ex democristiano a tutti gli effetti (non come Renzi da molti erroneamente definito tale). Lui e tutta la sua organizzazione sui territori, tutti provenienti da quell’area ex dc.

Quindi amici miei, lasciate stare la provenienza. Ricordiamoci che in quei due partiti l’altro secolo, c’erano sicuramente differenti ispirazioni, una ideologica, una teologica, ma politicamente erano molto simili.

Il  problema che io oggi vedo in alcuni personaggi, dirigenti nazionali e locali è quello di essersi portato dietro il peggio del malcostume sia dell’uno che dell’altro partito, in pratica aver lasciato a casa la parte buona, quella che ci piaccia a no ha fatto grande il nostro paese e aver salvato la parte infetta.

Qui vedo una vera guerra interna, fra chi vorrebbe fare politica vera con la P maiuscola tesa all’interesse nazionale, e chi rimanendo legato ad antichi sistemi di occupazione di potere, ha visto l’avvento dei primi come una sciagura. Hanno evocato spettri inesistenti, hanno costruito slogan facili, facendo credere ai più pigri che questa guerra sia basata su ideali, su valori, principi. Io vedo solo interessi personali, salvaguardia di privilegi acquisiti, altro che valori.

La domanda che dovremmo porci da qui ai prossimi mesi, credo sia, non chi sarà il segretario, che a mio avviso è un non-problema, ma che partito vogliamo. Può ancora coesistere il partito Pci/Dc assieme a quel partito di ispirazione liberale e tradizione socialista che doveva essere il presupposto del Pd, ma che non lo è mai stato fino all’arrivo di Matteo Renzi ?

Ecco, io credo che se noi volessimo parlare di politica dovremmo parlare di questo, non di quanto è antipatico Renzi o del progetto politico inesistente del Commissario Montalbano.

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