COORD. ADRIANO AMATO

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Riflettiamo sulla Gestione delle Autostrade

Non c’è giorno in cui oramai non ci tocca dire che la politica sia ridotta a tifo calcistico.

Oggi la partita si gioca fra pro e contro Benetton. Assurdità, fuori da ogni logica, pura ideologia e pura propaganda che poco c’entrano con quello che è successo a Genova. Premettiamo intanto una cosa essenziale, ci rifiutiamo fermamente di parlare del disastro, ci rifiutiamo di far parte delle squadre di esperti tuttologi, ingegneri, maghi che 5 minuti dopo la sciagura, avevano già chiaro il motivo del crollo, le soluzioni, i colpevoli. Sciacalli? No, criminali!

Sembra di essere tornati all’epoca degli ultimi terremoti, quando giravano con grande successo i geni che ci venivano a dire che con pochi spiccioli spesi in prevenzione, nessun terremoto avrebbe fatto più alcun danno. Semplicemente ignoranti, con l’arroganza di voler sapere.

Noi oggi vogliamo solo parlare della questione della gestione delle autostrade. L’ultima moda che fa capo a quelli del nuovo, portatori del cambiamento che altro non è che voler riportare il paese indietro di un secolo, si incentra tutta sulla privatizzazione o statalizzazione della gestione.

Noi non abbiamo ideologie, non siamo per privato è bello, pubblico è brutto o viceversa. Il problema è questo paese, dove il controllo sui servizi è difficile sia quando è pubblico sia quando è privato, quindi in questo caso come in altri, l’affidamento al privato garantisce almeno un costo fisso, libero da corruzione e sprechi. Non è una teoria, è un fatto certo, le autostrade dell’Iri garantivano un servizio di gran lunga peggiore dell’attuale e costi fuori controllo da parte dello Stato. Solo i deboli di memoria o in malafede, oggi possono non ricordarlo.

Per cui, l’ideologia pura ci dice: un servizio pubblico non dovrebbe offrire profitti a privati. Il buonsenso ci dice per prima cosa che quel profitto altro non è che una rendita di capitale agli investitori e ricordiamo che non si tratta di Benetton ma di migliaia di cittadini. Detto questo, sempre quel buonsenso, che non va più di moda, ci dice che il costo di quel profitto per i cittadini è infinitamente minore del costo della mala gestione pubblica.

Allora andiamo a vedere vedere a quanto ammonta questo profitto. Se esaminiamo l’ultimo bilancio della Soc. Autostrade, quello del 2017, effettivamente possiamo avere un sussulto, troviamo un utile netto di 968 milioni su un fatturato di 3,668 miliardi. Inaudito, direi quasi immorale.

Poi però dobbiamo entrare nel dettaglio. Intanto sgombriamo il campo dalle imbecillità giornalistiche e grilline che ci dicono ovunque che quel profitto esiste perché non si fa la manutenzione e poi crollano i ponti. Ignoranza pura. La cifra spesa dalla società per manutenzione è comunque enorme ma quando parliamo di opere simili, la manutenzione c’entra poco. I viadotti, che probabilmente sono da demolire e rifare, sono tantissimi e il loro costo non può di certo essere coperto da quel miliardo scarso. Facciamo l’esempio di Genova. Perché è stato messo in atto il Progetto Gronda, quello tanto avversato dai grillini, quello che gli fece dire che il rischio crollo del Ponte Morandi era una favoletta? Semplicemente per attuare un’alternativa a quel percorso che permettesse poi di chiuderlo. Purtroppo non si è fatto in tempo. Quanto costava quel progetto? 3 miliardi, di cui quasi due già finanziati dalla Società Autostrade. Allora di che stiamo parlando?

Ci rendiamo conto a che investimenti stia andando incontro la S.A. o la Atlantia per essa, se solo uno dei progetti costa 3 miliardi?

E adesso che ve ne siete resi conto, avete presente che favore vorrebbe fare il Genio Di Maio a questa società, non solo nel fargli risparmiare miliardi su miliardi di investimenti, ma anche regalandogli una grossa cifra certa di rimborsi e penali. Personalmente aggiungerei anche un’altra ipotesi. Ci saranno indagini, perizie e controperizie, dureranno anni, non 2 ore come vorrebbe la stampa, ma credo che l’ipotesi a cui giungeranno sarà una sola: errore di progettazione o esecuzione non conforme al progetto, o entrambi.

A quel punto, l’attuale gestore potrebbe far causa allo Stato per avere avuto in affidamento un bene non conforme. Avrebbe fatto bingo.

Per concludere rifletto sulla situazione e penso: che se per un attimo ci dotassimo del cervello bacato dei grillini e di tutti i loro elettori, non potremmo che chiedere al bibitaro campano: “Di Maio, quanto ti paca Benetton?”

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