COORD. ADRIANO AMATO

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Ancora una volta uomini con la toga prevaricano la politica

Oggi ho scritto una battuta a caldo sulla sentenza del Tar sui musei.

Vorrei ribadire che era una battuta, non un trattato. Detto questo, ho letto la sentenza. Ho cambiato idea? No. Le sentenze, del Tribunale amministrativo, come quelle di Cassazione, come quelle della Consulta, non sono mai due righe, sono tante, tante pagine.

Quindi, se sono così ben motivate, sono certe, non lasciano dubbi? Il contrario, le cose chiare, limpide, certe si motivano in due righe, quando si riempiono pagine e pagine di parole, che non sono altro che interpretazioni personali e a volte stravaganti di commi di articoli, di certo c’è solo la volontà di chi l’ha scritta di arrivare a quella sentenza.

Però vedete, il problema è politico, la giustizia c’entra poco. Qui si scontrano due scuole di pensiero o meglio due concetti diversi di società.

Da una parte quelli che insistono incessantemente sulla parola merito, e intorno a questa costruiscono nuovi sistemi di procedura che a volte possono sembrare aggiranti le regole.

Dall’altra quelli della conservazione, ovvero del metodo tipico nazionale, che consiste nello scegliere quali dirigenti, gli amici degli amici, qualche politico trombato da piazzare, o un referente.

Qual è il sistema migliore? Costruire metodi farraginosi, complessi strapieni di cavilli, con i quali a vincere saranno quelli che conoscono l’algoritmo e lo rispettano e non il migliore.

Non sto parlando della luna, girate lo sguardo intorno a voi, nella Pa, e dovunque troverete dirigenti capre, ma grandi burocrati.

Allora tornando al problema di oggi, tutti noi siamo stati indotti oggi a lanciare improperi contro la magistratura. Io confermo tutto.

Però il problema non lo si risolve cambiando la Magistratura, che è cosa difficile, visto che bisognerebbe cambiare la testa degli uomini. A mio umile avviso, bisognerebbe cercare di neutralizzarli. Intanto riscrivendo le norme che regolano le nomine dei dirigenti, in modo chiaro, lineare, semplice che non consenta interpretazioni personali.

Io vorrei andare oltre e dire anche una cosa che per il nostro paese è quasi un sacrilegio. Siamo sicuri che in alcuni casi, soprattutto quando si tratta di alti dirigenti con grandi responsabilità, siano indispensabili i concorsi?

Secondo me no. Altri paesi non seguono questo iter. Se prendiamo l’esempio dei Musei, non sarebbe più giusto che il Ministro, avvalendosi di una commissione di esperti che gli presenta una rosa di nomi, poi decidesse lui?

Attenzione però, la differenza con quel vecchio sistema di cui ho accennato all’inizio è semplice: io intendo un ministro che decida nel merito e se ne assuma la responsabilità. Che significa che se nomina una capra, e la capra fa danni, o chi l’ha designato lo rimuove per tempo o altrimenti sarà responsabile lui stesso dei danni creati.

Chiedo troppo? Forse sì.

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Una risposta a Ancora una volta uomini con la toga prevaricano la politica

  • DA NOI, SOPRATTUTTO, AL CENTRO SUD. VIGE LA REGOLA DI ARCHIMEDE: DATEMI UN PUNTO D’APPOGGIO DEL RACCOMANDATO E CI POSERO’ IL CULO. mUSEO pIRANDELLO, DEU STANZE , 40 ADDTTI ETC. SIRACUSA PARCO ARCHEOLOGICO, CUSTODI ABUSIVI: AUTO A PAGAMENTO; 10 EURO PER L’NGRESSO E VEDERE UNA FITTA LUSSUREGIANTE VEGETAZIONE DI ERBE, ZERO SERVIZI. SE NELLA LEGGE LA FORMA E’ SOSTANZA , ALLORA ERA GIA STATA SUPERATA DAI TTEMPI. SE IL CONCORSO E’ A PORTE CHIUSE, COME DICONO, E’ FORSE PERCHE’ NON SI TRATTA DI ESAMI DI STATO. IL MERITO, DA NOI, E’ UN PECCATO MORTALE. I MEDICI DI FIRENZI INIZIARONO COME USURAI E POI LASCIARANO GLI UFFIZI. NON COSI’ OGGI . DA BEETHOVEN SI PASSO’ AD APICELLA. NON SI GUARDA AI RISULTATI: BISOGNEREBBE RIVOLTARE IL CALZINO. IMPOSSIBILE. RENDO MERTO AL MINISTRO FRANCESCHINI.

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