COORD. ADRIANO AMATO

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Luci ed ombre sulla legge elettorale

Cosa possa pensare un maggioritario come me del testo Fiano in materia elettorale, chi legge lo immagina bene: non darà governabilità o – più esattamente – toglierà ogni residua (dal 1993) possibilità agli elettori di fare loro la scelta di governo: completamente affidata alle trattative postvoto dei gruppi entrati in Parlamento.
Molto male, triste battuta d’arresto: meglio, triste presa d’atto della disastrosa e suicida scelta del 4 dicembre e della giurisprudenza (che non aggettivo per rispetto di troppe persone che cui voglio bene e – leggi elettorali a parte – stimo).
Ciò detto vantaggi importanti ne presenta:

  1. è la prima intesa in materia fra i maggiori quattro partiti che rappresentano quasi l’80% dei voti;
  2. migliora e razionalizza i monconi lasciati dalla Corte;
  3. assimila il modo di eleggere le due camere che i ns concittadini han deciso di tenersi e pagarsi;
  4. introdurrebbe un importante strumento antiframmentazione (da consolidare cambiando subito i regolamenti parlamentari per impedire gruppi suddivisione di liste votate): mi riferisco allo sbarramento del 5%;
  5. toglie le preferenze.

C’è un punto sul quale i professionisti della zizzania e del ‘voglio tutto contemporaneamente‘ soffiano sul fuoco. Le modalità di individuazione dei candidati.
Qui occorre esser chiari: non è possibile (tecnicamente) combinare due cose e rispettare il vincolo costituzionale dei 630 deputati e non uno di più. I tedeschi possono farlo perché il loro numero di deputati è flessibile: se per far tornare le cose gli serve, li aumentano!
Queste due cose  (= elezione nei 303 collegi uninominali + pieno mantenimento della proporzionalità fra partiti) si conciliano solo con camere a composizione flessibile.
Se come a me parrebbe giusto, si vuole che l’elettore elegga i 303 e non uno di meno, occorre sacrificare la proporzionale distribuzione dei seggi.
Se si vuole rispettare la proporzionalità nella distribuzione dei seggi – senza aumentarne il numero – occorre sacrificare alcuni (non moltissimi, ma diversi) di coloro che arrivano primi nei collegi uninominali. Tertium non datur.
Se infatti uno dei partiti maggiori che competono per la vittoria nei collegi (Spd e CDu/Csu in Germania, Pd e M5s + nel nordest la LN in Italia) conquista più collegi dei seggi complessivi che gli toccano (metti: 33% = 201 seggi) vincendone 210 uninominali che si fa della differenza di 9?

I casi son due: gli si lasciano con premio implicito di 9 (pochino!), oppure 9 di quei candidati e candidate (i meno vincenti) restano a casa. Dal punto di vista degli elettori non ho dubbi su quale sarebbe la scelta ottimale: ma andrebbe contro un punto che al momento sembra chiave della maxintesa: la proporzionale integrale… appunto alla tedesca.
Piagnucolare sul fatto che il testo Fiano non è una legge ‘tedesca’ al 100% non ha senso: specie da parte di tutti gli opinionisti a suo tempo fautori del ‘no’ alla riforma costituzionale.

Avremmo un sistema alla tedesca adattato al contesto italiano, Costituzione inclusa ovviamente. E su questo non ci può essere nulla di male.

Carlo Fusaro

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