COORD. ADRIANO AMATO

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LAVORO: VERITÀ E IMPOSTURE

Nei giorni scorsi sono stato personalmente colpito dalle notizie date da alcuni media in merito a un rapporto della Fondazione Di Vittorio in relazione all’andamento del lavoro. Titoli nettamente negativi, in base ai quali chi li ascolta non può che pensare che i governi ultimi abbiano nettamente fallito in materia lavoro.

Essendo io uno che segue attentamente da anni i dati ufficiali e non i titoli dei giornali, sono stato incuriosito e sono andato a vedermi il rapporto.

Premetto che i rapporti sono due, uno elenca i dati ufficiali, uno sintetizza la propria analisi in base a quei dati. Naturalmente quello diffuso in stampa è la sintesi.

Per chi volesse vederlo il rapporto è questo:

RAPPORTO

Il titolo è : RECORD DEI CONTRATTI A TEMPO DETERMINATO, OCCUPATI A LIVELLO DEL 2008 MA CON MOLTE MENO ORE LAVORATE, CRESCITA DEL PART TIME INVOLONTARIO, CALO DEL LAVORO AUTONOMO

esaminiamolo:

Record dei contratti a tempo determinato: non ci si spiega, quali, come sono divisi, di che tipo. Se lo scrivessero avremmo sorprese.  Ma prendiamolo per buono, a noi non sorprende. Molte imprese, nell’incertezza della ripresa, nell’incertezza del sistema Italia (chi guarda un Tg, uno qualsiasi tanto si da voce solo alle opposizioni, di tutto può aver voglia tranne che di investire) non se la sentono di assumere in via definitiva dei dipendenti.

Occupati livello del 2008.. voglio dire, vi sembra un dato negativo? Ne parliamo dopo.

Crescita del partime, dove? Come quando? Soprattutto a che categorie ci riferiamo? Lo chiedo perché anche questo potrebbe essere un dato molto positivo.

Calo del lavoro autonomo. Ci hanno frantumato il cervello con la storia delle partite iva mascherate, ora che queste vengono riassorbite in tanti contratti a tutele crescenti, gridate allo scandalo?

Vediamo nel merito alcune affermazioni contenute nel rapporto.

Il tempo indeterminato conosce, in termini di incidenza, un modesto incremento tra il 2008 ed il 2017 (+0,4%).

Primo punto, sarà modesto ma c’è, a differenza di quando sbandierato da sindacalisti e politici d’opposizione all’amatriciana. Il recupero dei posti di lavoro rispetto ai due milioni persi negli anni post crisi è di posti di lavoro a tempo indeterminato. Non di posti di lavoro che lavorano un’ora, come ogni giorno raccontano impostori.

Guardiamo la tabella pubblicata: 

Un punto in più di dipendenti a tempo indeterminato dal 2008. Poco più di un punto di lavoro a tempo determinato. Sempre ricordando quello che ho scritto prima nel merito, mi piacerebbe sapere ma non lo saprò mai, anche la differenza tra il numero di lavoratori in nero nel 2008 e quello del 2017. Se lo sapessimo avremmo sicuramente una bella risposta a questo dato.

Ma parliamo del tempo indeterminato. Dire modesto incremento, significa veramente non aver capito cosa è successo nel 2008, o meglio sperare che chi legge non se lo ricordi. Se fossi un Prof, direi, adesso ve lo spiego io. Non lo sono, anzi so che mi leggono diversi Prof, quindi mi limito a dire, ve lo ricordo.

Il 2008, è sicuramente il termine ultimo dove si conclude una fase di ricchezza, di spesa, di occupazione. Però sembra ci siamo dimenticati che successivamente abbiamo dovuto scoprire di aver vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che quei 2000 miliardi di debiti, li abbiamo fatti noi, non li hanno rubati i politici. Questi caso mai hanno il torto di averlo concesso.

Non ricordiamo che quell’occupazione era un dato falso, virtuale, di un’epoca in cui le località (e non solo) creavano occupazione attraverso le amministrazioni locali. Milioni di posti di lavoro improduttivi.

Abbiamo dimenticato chi andava in pensione a 45 anni, e di certo consentiva assunzioni di altre persone, ma minava i conti dello stato e soprattutto costringeva quelli di oggi ad andare in pensione incanutiti.

Poi c’era il settore privato. Anche lì il numero degli occupati era superiore alla media dei paesi industrializzati. Superiore a causa di bassa produttività, a causa di assunzioni inutili che spesso gli imprenditori erano costretti a fare per ingraziarsi i politici locali. Soprattutto superiori per via di sistemi di produzione a bassa tecnologia.

Con la crisi molte imprese proprio per quanto menzionato sopra,  sono morte. Chi ha resistito lo ha fatto proprio sviluppando i sistemi tecnologici di produzione, di controllo e amministrazione.

Inutile girarci intorno, 30 anni fa un linea aveva bisogno di 20 / 100 persone, oggi ne basta una e spesso una sola persona può controllare più linee. Ieri un ufficio aveva bisogno di 20 impiegati, oggi ne basta uno.

Perché ricordo questo? Perché tenendo presente tutto questo, aver recuperato l’occupazione del 2008, anzi leggermente incrementata, è UN MIRACOLO, altro che modesto incremento. Anche perché, intendiamoci, non è che tutti i problemi del paese che bloccano lo sviluppo siano stati risolti. Sul tavolo ce ne sono ancora molti e le pressioni per bloccare qualsiasi tipo di sviluppo sono enormi. Per dirne una, basterebbe dare ancora voti al Movimento per arrestarlo. Basterebbe invece farlo vincere per tornare indietro di 50 anni.

Vediamo un’altra frase del rapporto:

le nostre retribuzioni reali lorde per un tempo pieno sono nel 2016 secondo i dati OCSE di Average annual wages, cresciute di appena tre punti percentuali rispetto al livello del 1990 e in calo rispetto al 2008 (-0,8%)

Interessante, però avrei un paio di domande: perché prendete in esame la retribuzione lorda e non quella netta? Forse perché i diversi sgravi effettuati dal Governo Renzi sballerebbero il vostro teorema?

Detto questo, retribuzione invariata, cosa c’è di strano? Periodo di crisi, l’offerta supera di gran lungo la domanda, soprattutto usciamo da un periodo di deflazione. Il costo della vita sta iniziando ora ad aumentare ma ha avuto un tonfo negli anni passati. Quindi, perché le retribuzioni lorde sarebbero dovute aumentare? (però lo ricordo ancora, quelle nette sono aumentate)

Per finire vorrei introdurre un altro fattore che vedo è stato dimenticato in questo rapporto, così come non viene mai preso in considerazione. La CASSA INTEGRAZIONE.

Ricordo quando Berlusconi negli anni 2008/2010 faceva le comparazioni tra l’Italia e gli altri paesi e diceva: vedete? Stiamo meglio noi.

Io allora non mancavo di far notare che noi abbiamo l’anomalia Cig che gli altri paesi non hanno, quindi i nostri dati sono sempre incomparabili con gli altri.  Così mentre altrove le imprese chiudevano e creavano disoccupati, da noi la Cassa operava una sorta di accanimento terapeutico, perché poi alla fine la maggior parte chiudeva, dopo aver bruciato una montagna di nostri soldi.

Tornando a noi, spiegatemi perché quando parliamo di andamento dell’occupazione non includiamo mai i Cassintegrati. Nel 2010 lo stato italiano ha pagato un miliardoeduecentomilioni di ore. Si tratta di ben 520.000 posti di lavoro calcolati a tempo pieno. Oggi sono 190.000. Sono 330.000 occupati in più non scritti nelle tabelle Inps. Non ne teniamo conto? Spiegatemi perché.

Se trovi interessante quello che scriviamo, guarda qualche pubblicità, ci aiuterà ad investire in ricerca e a te non costa niente. Grazie

Una risposta a LAVORO: VERITÀ E IMPOSTURE

  • condivido quasi totalmente tutti gli argomenti.Preciso che i soldi cig/cigs non sono “soldi nostri”o almeno non tutti perchè frutto di trattenute a lavoratore e datore.
    Mi chiedo perchè non si dice mai che il famoso art 18 si è dimostrato ininfluente ai fini della occupazione e del suo contrario.(quanto rumore per nulla e per anni)Anche prima il famoso 18 era poco usato.Personalmente(ho fatto il direttore risorse umane e organizzazione di grandi aziende per molti anni) l’ho applicato 6volte tutte concluse con reintegro forzato del lavoratore( La magistratura funzionava così:La parte datoriale aveva torto a prescindere e se aveva ragione beh doveva comprendere e perdonare) e tutte 6 volte con successiva uscita dello stesso lavoratore 4volte spontanee e le altre due “spintanee”In tutti i casi i lavoratori interessati si erano trovati emarginati dai loro stessi compagni di lavoro che avevano capito(loro si)il motivo del licenziamento:Una ultima considerazione :Un imprenditore o un dirigente che non sia un piantatore di cotone (Alabama 1866)considera i lavoratori una delle risorse aziendali e mai licenzia per pura cattiveria.Per attivare un licenziamento in qualsivoglia decente azienda si fanno calcoli riflessioni e si cercano alternative.Almeno questa è la mia esperienza personale

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