COORD. ADRIANO AMATO

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BOSCHI IL CASO DELL’ANNO

Sta per finire la legislatura, chiuderà anche la Commissione Banche, e avrà vinto l’accozzaglia, perché di banche si è parlato pochissimo, del caso Etruria, che rappresenta l’1.5% del problema e della Boschi che non c’entra niente, si è parlato moltissimo.

La cosa sconvolgente però è l’entità del fuoco compatto e pressante che è stato svolto in questa settimana da tutti i media,  nessuno escluso,  con unico obiettivo: la Boschi. Credo che gli stranieri presenti in Italia o hanno inteso che questa Boschi sia uno dei peggiori terroristi o mafiosi presenti nel paese o siano semplicemente rimasti esterrefatti.

Non è solo l’entità a sconvolgere, ma la qualità dei contenuti, reportage parziali, stravolti, mistificati, cose mai viste in un paese libero e democratico. Tanto che credo che come io, molti di voi si saranno chiesti: cosa c’è dietro tutto questo?

I due punti chiave. De Bortoli e il conflitto di interessi.

DE BORTOLI

L’affaire Boschi parte da un brano contenuto in un libro di De Bortoli. Ieri finalmente Ghizzoni, ovvero la persona che rivelò a De Bortoli quell’informazione, ha parlato e detto la sua.

Non c’è giornale, telegiornale, politico non del Pd che non abbia detto: Allora De Bortoli ha scritto il vero.

NO! De Bortoli ha scritto il falso.

Questo il passo tratto dal libro di De Bortoli.

L’ allora ministra delle Riforme, nel 2015 non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’ amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria.

La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’ amministratore delegato di una banca quotata.
Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere».

E veniamo alle dichiarazioni di Ghizzoni. Potete riscontrarle tra i 18 e i 25 minuti dell’audizione.

La Ministra Boschi mi manifestò la sua preoccupazione non tanto per le due banche, qui parlavamo di banche toscane, … , quanto la sua preoccupazione per che cosa questo avrebbe comportato in termini negativi, l’impatto sul territorio, toscano in particolare, per esempio in termini di erogazione del credito, c’era preoccupazione per una riduzione di offerta e quindi impatti negativi, su famiglie, su imprese, in particolare su piccole imprese……

Feci presente da parte mia che condividevo sicuramente questo aspetto, perché poteva esserci questo impatto negativo …..

Alla fine la Ministra Boschi mi chiese se era pensabile per Unicredit valutare l’acquisizione o comunque l’intervento su BPE…ribadendo la preoccupazione degli effetti della crisi in Toscana ….

Risposi che per richieste di questo genere, sulle acquisizioni, non ero in grado di dare una risposta né positiva né negativa, dissi che avevamo già avuto un contatto con la banca e le mie strutture stavano già esaminando la cosa e quindi avremmo dato una risposta.

Allora esaminiamo il brano di De Bortoli.

Nel 2015

Primo errore, era il 12 dicembre del 2014.

Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione di Banca Etruria. Errore sconvolgente.

La Boschi non chiede a Ghizzoni di valutare, ma si informa se ritiene possibile un intervento su Banca Etruria. La richiesta è già stata fatta direttamente dalla Banca non è la Boschi a farla.

La domanda era inusuale da parte di un membro del governo

Un membro della Commissione chiede a Ghizzoni se tali richieste di informazioni fossero inusuali, e Ghizzoni risponde: No!

Ghizzoni, comunque, incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali.

Falso, non un collaboratore ma uno staff dedicato a questo servizio, come da regole interne all’Istituto stava già lavorando da tempo a questa analisi.

Poi decise di lasciar perdere ..

non perdiamo nemmeno tempo ad analizzare il finale di una ricostruzione degna da osteria di borgata e non di certo di uno che si vuol far credere un grande giornalista.

Da questo confronto credo che ora si capisca il motivo per cui la Boschi opta per un’azione legale civile e non per una querela. La querela per diffamazione non avrebbe dato alcun risultato, perché il colloquio si è svolto fra due persone senza testimoni, quindi se Ghizzoni per salvare il suo amichetto avesse negato, nei guai sarebbe finita la  Boschi. Oggi invece se c’è un giudice a Berlino, il nostro dovrà sborsare un bel po’ di quattrini. Probabilmente quelli guadagnati  ( ? ) con il libro,  perché ricordiamoci che senza quel brano diffuso artatamente prima dell’uscita del libro, probabilmente quello scartafaccio sarebbe finito nelle bancarelle da 1 euro dopo un mese.

IL CONFLITTO D’INTERESSI

Il punto su cui insistono, politici di opposizioni e giornalisti Travagliati.

Qui però il problema è semplice e su questo credo si consumi il più grosso bluff propinato all’opinione pubblica.

Allora vediamo, per fare confliggere gli interessi, devono almeno essere due. Parlando di un rappresentante di governo, il principale è sicuramente l’interesse generale del paese.  Dalla ricostruzione di Ghizzoni, ma anche da tutte le altre testimonianze, la Boschi pone in rilievo gli interessi dei cittadini dell’area aretina e toscana in genere, messi in pericolo dalle crisi bancarie. Gli interessi di una regione sono contrapposti a quelli nazionali o ne sono parte? No, perché qui veramente stiamo dando i numeri.

Chiaramente i pusillanimi, non lo dicono, ma intendono gli interessi personali della Boschi. Non possono dirlo, perché sanno benissimo che non esistono, ma avendo instillato nei cittadini, quelli meno informati e meno alfabetizzati, l’idea che Banca Etruria sia di proprietà della Boschi, allora il compito è facile. Ma è disonesto. Come disonesti sono i vari giornalisti televisivi, tutti i politici di opposizione che sostengono questa tesi. Perché il possedere 1500 euro di azioni di una banca non è esserne proprietari, non rappresenta alcun interesse contrapponibile a quello dei cittadini.

No, perché fra un po’ ci diranno che un ministro che possiede un’automobile Fiat non può avere rapporti con Marchionne.

Non è finita, perché c’è anche chi arriva a dire che l’interesse sia l’incarico del padre. Sinceramente non so a quanto ammonti il gettone di presenza per un Vice Presidente di Banca Etruria, però so un’altra cosa. Se come dice De Bortoli la Boschi fosse andata a chiedere a Ghizzoni l’acquisizione di Banca Etruria, di fatto avrebbe chiesto di mandare per stracci suo padre.

Per finire, un elemento che mi ha incuriosito ascoltando l’ultima audizione.

C’è un passaggio di Sibilia (M5S), personaggio di cui evito di delinearne i tratti, per non dover correre a strappare il passaporto, che comunque mi fa pensare. Chiede al Ghizzoni, “ma lei cosa intende con il termine pressioni, perché non è che per fare pressioni serve la coppola e la lupara.”  Ghizzoni dà una risposta secca: intendo che non mi ha chiesto di fare qualcosa, si è semplicemente informata.

Quel che mi incuriosisce è il fatto che non richiesti, tutti i personaggi di quel mondo asseriscono esattamente la stessa cosa: non ho ricevuto pressioni. Come se si fossero messi d’accordo. Attenzione, ai fini legali della testimonianza, questa affermazione ha un certo valore. Ha un sapore strano, come se io, buttassi lì qualche parola, instillassi un dubbio sulla stampa, poi affermo che non ho ricevuto pressioni e mi salvo da querele.

Poi si potrebbero smentire le dichiarazioni di Travaglio, ma per quello servirebbe un libro. Non ce n’è una vera. Certo le opinioni sono legittime. Lui può dire che un Ministro non si può permettere nemmeno di informarsi, che suo padre non doveva accettare l’incarico di VicePresidente Vicario (quello che conta zero), io esprimo la mia, che lui è un fascista allo stato puro. La famiglia di un ministro secondo lui deve smettere di vivere per far piacere a lui. Follia pura.

Intendiamoci, che Papà Boschi sia un po’ fessacchiotto e si sia lasciato incastrare e anche inutilmente con quell’incarico, lo penso anche io. Ma sono affari suoi.

Ho  voluto scrivere questo resoconto perché credo che dalla prossima settimana non si parlerà più dell’audizione. È andata bene, il popolo italiano ha ricevuto esattamente l’idea che loro hanno voluto trasmettere e non quella della realtà, per cui si tenterà di lasciare impresso questo dato. Basta guardare il fattore Carrai, tutti e dico tutti hanno lasciato credere che avesse scritto l’email a nome della Boschi. Mentre tutti e dico tutti sapevano che non era così.

Vedi audizione

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Una risposta a BOSCHI IL CASO DELL’ANNO

  • Ancora prima della Commissione parlamentare era parso chiaro un fatto: IL CONFLITTO D’INTERESSI PRESUPPONE CHE CI SIANO DUE INTERESSI CHE CONTRASTANO TRA LORO.
    ERA BEN CHIARO CHE LA BOSCHI IN PRIMA PERSONA NON POTEVA AVERE UN SUO INTERESSE PERSONALE CHE CONFLIGGESSE CON QUELLO SIA DEI CLIENTI CHE DEGLI OBBLIGAZIONISTI O AZIONISTI E DEI DIPENDENTI. RESTAVA (EVENTUALMENTE) IL CONFLITTO DEL PADRE DELLA BOSCHI, MA CHIEDENDO DI INTERVENIRE CHIEDEVA ANCHE DI ESTROMETTERE IL PADRE, NON RIPARANDOLO, COMUNQUE, DA QUALSIASI RESPONSABILITÀ, PREGRESSA, EGLI AVESSE AVUTO.
    ALLORA ANCORA NON È CHIARO QUALE FOSSE L’INTERESSE DELLA BOSCHI CHE POTEVA ESSERE IN CONFLITTO CON QUELLO DEGLI ALTRI.

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