COORD. ADRIANO AMATO

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Ognuno ha la città che si merita? pensiamoci

Pensieri sparsi, pensati passeggiando per Milano qualche giorno fa.

Che dire, giri per i quartieri dove hai vissuto, al posto di una stazione, al posto di vecchie fabbriche trovi edifici nuovi di zecca, belli, luminosi, e trovi anche giardini.

Cambi zona, passi per la stazione Garibaldi, di fronte una volta c’era il LunaPark, le Varesine, ma oltre c’erano vecchie case, c’era altro. Tutto raso al suolo, non riesco nemmeno a raccapezzarmi, non c’è più traccia dei miei punti di riferimento. Per un attimo ho l’impressione di trovarmi a Manhattan, non a Milano. Il Palazzo Lombardia è veramente stupendo, non ti delude. I Boschi verticali ti ricordano che sei in Italia, non mi deludono perché non mi hanno mai convinto. Nella stessa area la Piazza Gae Aulenti, una piazza senza automobili, senza tram, un’area per pedoni, con metro a portata di mano, la città moderna a misura d’uomo.

Poi cerchi quella città nella città che era la Fiera di Milano, ma niente non c’è traccia. La fiera è stata abbattuta, tutti gli innumerevoli edifici, sia quelli storici, secolari, sia gli ultimi costruiti, modernissimi, quelli di Bellini per intenderci.

Si potrà essere d’accordo o no con tutto questo, ma non si può non riconoscere a questa città due cose:

1) il coraggio. 2) la capacità di fare, e in tempi brevissimi.

Poi torni a Roma e arrivando all’Eur dalla Colombo, sei accolto dalla famosa “Beirut”. E allora pensi e ti ricordi, che il progetto di Renzo Piano che doveva collegare il laghetto alla Nuvola, quindi abbattendo le torri degli ex Ministeri della Finanza, era abbastanza simile per concezione a quello di Milano. Era anche precedente, risaliva alla giunta Veltroni. Solo che i milanesi hanno realizzato la trasformazione dell’intera città in tempi brevissimi, i romani non solo non hanno realizzato quel progetto di riqualificazione dell’Eur, ma hanno iniziato smantellando le torri e lasciato gli scheletri a vista per anni e anni, per questo denominate Beirut.

E sono ancora lì.  Diverse giunte si sono susseguite, una peggio dell’altra. La Raggi campione dei campioni, è riuscita a far fallire persino quel progetto che tentava di ripristinare almeno le vecchie torri, senza spendere un centesimo. Anzi su questo sta riuscendo far perdere ai romani anche 320 milioni di euro. Per dire, 320 milioni, altro che gli scontrini di Marino.

Questo pensavo passeggiando per Milano. Poi però finiti i ricordi, il riassunto delle puntate precedenti, bisogna anche fermarsi a riflettere e anche a farsi delle domande. Ad esempio: è tutta colpa della politica?

No, io direi proprio di no.

Sono sempre i cittadini a fare grande o a rovinare una città. E mi spiace dirlo, perché sto parlando della mia città, ma il problema di Roma sono i romani. Sono i romani che votano il sindaco e da anni ormai votano con la pancia, senza riflettere, senza analizzare. Hanno avuto ottime occasioni, le hanno sprecate, hanno votato il peggio. E sia ben chiaro per me le buone occasioni non significano solo i candidati del mio partito.

Invece hanno mandato in Campidoglio il peggio, chiudendo in bellezza con le ultime elezioni.

Ma non è solo questo, una città è fatta anche di iniziative, di coraggio, di buoni imprenditori e quelli romani si sono dimostrati i peggiori, quelli che fanno qualcosa per la città solo se possono trarne grandi vantaggi senza investire un centesimo.

Proviamo solo a pensare all’industria del cinema. Un apparato enorme, secondo solo a Hollywood, con una storia, e con eccellenze uniche. Migliaia e migliaia di aziende specializzate. Un patrimonio gigantesco che sta impoverendosi ogni giorno di più, nel totale oblio delle istituzioni, dei cittadini, dell’intero paese.

Che tristezza.

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